giovedì 4 febbraio 2010

Guida per proteggere i tuoi santi

Ieri sera mi ha chiamato mia sorella [undici anni a marzo] e mi ha detto: "Hai visto Morgan?".
Mia sorella conosce Morgan perché guarda X-Factor. Per lei è uno della tv come quelli che leggono il telegiornale e Milly Carlucci. Forse l'ha visto una o due volte cantare, ma questo certo non basta a fare di lui un musicista, ai suoi occhi.
Stiamo seriamente parlando di Morgan?
Sì.
Primo, perché, da mia sorella decenne al Ministro della Difesa della Repubblica Italiana, tutti se ne sono occupati.
Secondo, perché l'affaire Morgan ci permette di fare luce su un momento molto delicato nella vita di ognuno, ovvero quando dobbiamo o ci sentiamo in dovere di difendere i nostri idoli.
Può succedere che si stimi qualcuno fino al parrossismo. L'oggetto di questa stima parossistica [adoro questo aggettivo] viene comunemente definito mito, o idolo. Dunque, può succedere anche che questo mito o idolo si cacci in qualche guaio. E non c'è bisogno che il mito/idolo sia in vita per farlo. Avete presente Pio XII? Bene.
Il caso di Morgan, a questo punto, ci è utile per la sua tipicità: il musicista rock/alternativo che dichiara di fare uso di sostanze stupefacenti. Un classico.
Ora, la sua posizione risulta leggermente aggravata dal fatto che negli ultimi anni Morgan è diventato un "personaggio televisivo", come si accennava all'inizio. Ma quello su cui ci concentreremo adesso è il modo in cui possiamo giustificarlo, o meglio, il modo in cui i suoi fan - le compiacenti bignardette (cit.) - possano farlo senza rendersi ridicoli.

Il modo sbagliato

Una delle strade più battute è stata quella della denuncia dell'ipocrisia. Morgan, nuovo Prometeo infiltratosi nel mondo degli Dei del Potere Televisivo, ha donato a noi tutti il fuoco della Verità, dell'Onestà, e senza ipocrisia si è rivelato per quello che è: un drogato.
Senza dubbio, nel sistema di valori delle società occidentali post-industriali, la sincerità è un valore positivo, ma in tal caso genera un paio di conseguenze poco piacevoli: 1) dire che Morgan è l'unico così sincero da ammetere di fare uso di droga implica che tutti gli altri invece lo facciano senza avere il coraggio di ammetterlo: sono due calunnie al prezzo di una; 2) basta confessare un crimine a renderlo meno grave? Se rubate una macchina e poi lo andate a dire ai Carabinieri, lo sconto della pena è per il favore che gli fate, non perché avete toccato il cuore del maresciallo.
Un'altra delle scuse più gettonate - nonché la più ovvia - è stata: Morgan è un musicista, un artista. Dovremmo smettere di ascoltare i Beatles perché si facevano le canne?
Per scrupolo di coscienza devo dire che Morgan come cantautore non mi è mai piaciuto. Mai. Ma questo non è importante. E' invece importane come questa strategia difensiva resusciti la figura dell'Autore, che credevamo morto da almeno quarant'anni.
Se infatti non si può giudicare [giudicare, che brutta parola. Di sicuro qualcuno sarà saltato sulla sedia leggendo giudicare. Noi non giudichiamo. E' questo che ci insegnano la religione e i programmi della De Filippi: non giudicare] se non si giudica, dicevo, un artista per il suo comportamento come uomo, allora non possiamo distinguerlo dalla sua opera, e l'opera acquista valore in relazione all'artista e non indipendentemente da esso. In altre parole, se ascoltiamo Transformer non dobbiamo ignorare che Lou Reed non riusciva neppure a stare seduto da solo mentre lo registrava, e che da Lou Reed, dal lui e basta, deriva la bellezza di Perfect Day, Walk on the Wild Side e Satellite of Love [come dalla gobba deriva il pessimismo cosmico].
Se così fosse, non potremmo trovare divertenti le commedie di Oscar Wilde se questi non fosse stato la checca pazzerella che tutti conosciamo, e, se John Lennon avesse fatto il bravo, invece di Lucy in the Sky with Diamonds ascolteremmo Sandy Eats Raw Tartar.
Sul rapporto droga-artista [un'idea tanto radicata quanto quella per cui i giovani, vittime di omicidio, erano simpatici allegroni pieni di amici e con un ardente entusiasmo per la vita (cit.)], rimando al saggio The Poet di Ralph Waldo Emerson.
Sulla difesa basata su: Morgan è un musicista, parliamo della sua musica, piuttosto, rimando al mio saggio intitolato La civiltà della vergogna, la civiltà della colpa, la civiltà berlusconiana.

Il modo giusto

Abbiamo dato un'occhiata agli errori più comuni in cui si può incappare cercando di riabilitare l'oggetto della propria stima parossistica [sì]. Vediamo ora quale può essere un approccio più corretto.
  • Lo hanno obbligato a farlo: sembra una scusa banale ma non lo è. Soprattutto, può essere arricchita di particolari che vanno dal pietismo ("Davvero, non voleva, poverino, mi fa una pena! Pensa che è pure astemio.") al complottismo ("Guarda, non si sa bene chi l'ha costretto, ma di sicuro è gente molto in alto, gente coi soldi. Ma scusa, uno che fa il cantante secondo te come se la potrebbe permettere la cocaina?").
  • Già si starà disintossicando: semplice. Bypassando il problema si punta tutto su una probabile - ma niente affatto certa - soluzione (vd. anche Leggi sull'immigrazione clandestina).
  • Ritirata: consiste nel ritrattare ogni affermazione di stima nei confronti del proprio idolo. Precedenti illustri: San Pietro, Gianfranco Fini.
  • La sua religione glielo impone: variante metafisica del primo punto. Impossibile controbattere senza abbattere tutte le divinità.

2 commenti:

a.m. ha detto...

il pezzo è molto bello e interessante...
ma mi sfugge una cosa, quand'è che morgan è stato un MUSICISTA ROCK/ALTERNATIVO?

a me sembra sia esclusivamente una ottima operazione di marketing (prime pagine ovunque) per cercare di salvare il baraccone (ormai affondato da anni) di sanremo..
cercando di girare gli ascolti del reality, sulla farsa dell'ariston (a prova, la ridicola comparsata della boyle, perfetta figlia dell'attuale gusto televisivo imperante, una bellissima voce incastrata in un corpo ripugnante, e quindi compassionevole)..

tornando a morgan.
a metà anni 90, in qualsiasi (e sottolineo qualsiasi) concerto a milano si presentava con la sua imitazione di Bowie, cercando di destare stupore.

presumo abbia sempre e solo cercato visibilità, ci è riuscito per poco col suo gruppo, di cui non rimarrà nulla negli anni a venire, ha fallito (nonostante il disco sia discreto) miseramente con il progetto solista, ci è riuscito col gossip matrimoniale ed ora alla grande con la versione musicale della Defilippi.

ovviamente, è solo un opinione personale.

lia ha detto...

MUSICISTA ROCK/ALTERNATIVO è la casella in cui lui stesso vuole inserirsi, e nella qualle viene inserito da un sacco di gente.
tranne te e me e qualcun altro.