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giovedì 19 agosto 2010

Come no

What I said was not a joke
But you just licked the envelope
I'm tired of dating, let's elope
But you just licked the envelope

[Arcade Fire, The Woodland National Anthem]

Se penso a tutto il tempo che abbiamo sprecato a pensare a quello che ci sarebbe capitato una volta diventati migliori, ecco, te lo devo dire: non so se lo sprecherei ancora così.

sabato 29 maggio 2010

Rasentare la satira

[...] Dato che l'intervistatore generalmente è uno specialista dell'intervista più che dell'autore in questione, la macchina funziona spesso secondo alcuni riflessi, cioè dei cliché intercambiabili, stock di domande tipo rispetto alle quali si è rapidamente costituito uno stock simmetrico di risposte tipo che riducono drasticamente l'imprevisto. In materia di finzione, la questione regina è: "Questo libro è autobiografico?", e la risposta regina: "Sì e no" (Barthes per Fragments d'un discours amoureux: "Sono io e non sono io"; Mauriac per Yves Frontenac: "Allo stesso tempo io e non io"; Sollers per Portrait d'un jouer: "Sì e no: è Philippe Sollers se fosse un personaggio di un romanzo"; più contorto, Truman Capote - e qui abbrevio: "I miei libri più autobiorafici non sono quelli che si pensa, ecc."). Altra domanda-cliché: "Ci sono delle chiavi?"; risposta-cliché: "Nessuna chiave: ci sono certamente dei modelli ma li ho confusi". "Ha subito l'influenza di X?" - "Assolutamente no, non l'ho mai letto"; o più perversamente, secondo la tecnica del controfuoco: "No, non di X, ma di Y, al quale nessuno ha mai pensato". "Il suo libro opera o illustra un ritorno a... (a Balzac, al racconto, alla psicologia, alla tradizione francese classica, a Kant, a Descartes, a Plotino...)?" - "Sì e no, la Storia avanza a spirale". "Scrivere questo libro l'ha cambiata?" - "Sì e no, si cambia mai veramente?" (Simone de Beauvoir, per Le Deuxième Sexe, risponde semplicemente no, risposta ingannevole). Alla domanda: "Ha impiegato molto tempo a scriverlo?", due buone risposte: "Sì, cancello in continuazione", e "L'ho scritto molto rapidamente dopo averlo a lungo portato con me". "Qual è il suo personaggio preferito?" - "Tal dei tali, perché è quello che mi assomiglia meno". Ma la domanda più produttiva, nelle interviste ai romanzieri, perché è quella che non si presta a risposte del tipo , no, o sì e no, consiste nell'esigere dall'autore che spieghi (come se non l'avesse, il più delle volte, già fatto troppo) il comportamento dei suoi personaggi. Molto rari quelli che, come Faulkner, hanno la fermezza di sottrarvisi.  La maggior parte, trasfigurati dall'urgenza, si lanciano in tentativi di motivazione saltando di palo in frasca e rifacendosi alla psicologia più triviale, con grande gioia del pubblico convinto di stare per penetrare negli arcani della creazione. E' il gran momento, il culmine della serata [...].


-- Gérard Genette, Soglie. I dintorni del testo

domenica 18 aprile 2010

Disagi e bivacchi

"Toccami, Ciccio, ché mamma non c'è!" vs "Mamma! Ciccio mi tocca!"
[la Repubblica, 18 aprile 2010]

Gomorra è uscito negli Oscar. Solo dieci euro. 
Magari è la volta che lo leggo.

lunedì 22 marzo 2010

Re: Re: Regina

Cara Regina,
sono rimasto particolarmente colpito dalle vicende che hanno scosso le Chiese di Irlanda e Germania. Mi riferisco ovviamente ai casi di pedofilia di cui tanto si parla in questi giorni. Ne sono rimasto colpito non solo perché ho ricevuto una solida educazione cattolica, ma perché uno dei membri della mia famiglia è un sacerdote.
Il fratello di mia nonna è il parroco del piccolo paese in cui sono cresciuto. Essendo mia nonna rimasta vedova molto presto, vive da quasi quarant'anni con il fratello, nella canonica. Questo per me ha significato (e significa) che ogni Pranzo della Domenica dalla Nonna si trasformasse (e si trasforma) nel Pranzo a Casa del Prete. Ora, Regina, non le sto a dire quali ripercussioni questo abbia avuto sulla mia crescita. Quello che mi ha fatto più riflettere in questi giorni è altro.
Ho realizzato che, nonostante il numero di preti coi quali, in tutti questi anni, ho diviso il pranzo sia incredibile, nessuno ha mai abusato di me.

lunedì 1 marzo 2010

Re: Regina

Cara Regina,
sono una studentessa universitaria ventitrenne della provincia di Milano che ha appena scoperto che probabilmente ha sbagliato tutto.
Ti spiego.
Ho sempre cercato - da quando non riesco più nemmeno a ricordarmelo - di essere diversa, di distinguermi. Il mio credo era riassumibile nel motto "non fare quello che fanno tutti", che presto diventò, più genericamente, "non fare quello che fanno gli altri".
Se le mie amiche dopo scuola non si perdevano una puntata di Dawson's Creek, a me infastidiva anche solo la sigla. Quando i pomeriggi di maggio loro infilavano le mani nei pantaloni dei fighetti della scuola, nascoste all'ombra del parco, io ero a casa a leggere All'ombra delle fanciulle in fiore. Da quando ho deciso che posso innamorarmi, non riesco a stabilire un rapporto che non sia costantemente in bilico, per non dover essere costretta ad ammettere che "ho un ragazzo" anch'io.

venerdì 19 febbraio 2010

Read the news, today (Oh boy)


Se lo scorso otto dicembre eravate per le strade di San Francisco a inseguire qualcuno, a fare gli hippies o a fare gli omosessuali, potevate comprare una copia del San Francisco Panorama per cinque dollari. Io, l'otto dicembre, ero a Via della Conciliazione, a Roma, a comprare un presepe per mia madre, così ho dovuto aspettare che andasse in ristampa [la prima tiratura è finita in un attimo], che venisse messo in vendita on-line [a gennaio] a sedici dollari e fosse possibile comprarlo da ibs.it [per tredici euro e mezzo]. Mi è arrivato ieri.

mercoledì 20 gennaio 2010

Generatore di Post Ironistico-Sentimentali "Pulsatilla 9000" | Test 0.1

C'è un momento magico nella vita di ogni studentessa universitaria che si chiama: Attesa Prima di un Esame.
Cioè, forse non è così proprio per tutte. Magari voi siete di quelle che smettono di lavarsi i capelli due mesi prima dell'appello, o impongono a sé e al proprio ragazzo l'astinenza per poi darla al primo che capita giusto la sera prima, così, "per scaricare la tensione". Comunque, tu, unica, che non sei tra queste, sai a cosa mi riferisco.
Parlo di quella intesa che si crea tra te e un ragazzo che non avevi mai visto prima, oppure che avevi visto ma avevi preferito dimenticare, mentre insieme aspettate di essere chiamati dall'assistente del professore che di sicuro storpierà il tuo cognome.
Chiaramente, affinché questo avvenga, devi essere sicura di non incontrare nessuno che già conosci, in particolare quella mezza matta che al corso si sedeva sempre vicino a te per parlare dei suoi problemi con le coinquiline e poi chiederti una fotocopia dei tuoi appunti. Devi anche stare attenta a non attirare l'attenzione di una delle studentesse che si identificano nelle tipologie prima accennate. Se sarai brava, forse l'unico studente interessante presente si siederà sul pavimento lurido del corridoio del dipartimento di italianistica accanto alla panchina dove sei seduta tu.
Dico forse perché se sei iscritta a una facoltà come Lettere sai meglio di me quanto sia difficile trovare ragazzi che non siano gay, freak, o buzzurri del basso Lazio che frequentano la Città Universitaria solo per le canne e le studentesse di Scienze della Cominicazione. Magari sei scettica, starai dicendo "Sì, i soliti stereotipi". Be', non vorrei deluderti, ma, ecco, è esattamente così.
Tornando a noi, diciamo, per ipotesi, che del tutto ipoteticamente un ragazzo che potrebbe fare al caso tuo ti si avvicini.
Tu sei lì che fai finta di ripassare e lui ti chiede: "Sei qui per l'appello di ***?". Rispondi di sì.
A questo punto, le possibilità sono tre:
1) vuole solo sapere se si trova nell'edificio giusto;
2) vuole scambiare quattro chiacchiere con l'unica ragazza che potrebbe fare al caso suo (cioè che non sembra lesbica, troppo zoccola, troppo timorata di Dio o troppo timorata del trenta e lode);
3) vuole che qualcuno gli ripeta quello che lui non ha studiato bene.
Se ti trovi di fronte a un 2 (e anche se ci fosse un pizzico di 3 non sarebbe poi la fine del mondo) ce l'hai fatta.
[Certo, su tutto il procedimento va apposto il bollino "e viceversa": puoi benissimo essere tu a fare la prima mossa. Tutto dipende da chi arriva prima.]
Per farlo sentire a suo agio gli dici che non sai niente, che più ripassi più ti sembra di non ricordarti nulla. "Le date, poi... se me le chiede è la fine".
Come previsto, lui ripete esattamente le stesse cose. Certo, non sai ancora se è serio o se, come te, è cosciente del fatto che alla fine prenderà un voto comunque superiore al ventotto. Decidi che è meglio approfondire. Spari date e nomi a caso.
"Qual era il romanzo uscito nei Gettoni?".
"Oddio, non mi ricordo dov'era stato prima di laurearsi in Lettere".
"I capitoli erano dodici o quindici?".
Se le risposte sono per lo più giuste, questo ragazzo ha tutto.
Dalla materia passate a parlare dei vostri assurdi metodi di studio. Lui ti dice che alla fine si ricorda solo le cose più stupide. Gli basta leggerle una volta, senza sottolinerarle e niente, e se le ricorda per sempre. "Tipo, mi ricordo che l'aspirapolvere è stata inventata nel 1908". Tu sorridi, anche se sai che non c'è motivo per farlo. Continuate a ricoprirvi di ridicolo e a ridere dove non serve finché non tocca a lui. Gli dici "In bocca al lupo". Lui non ti risponde. Ti viene in mente come per la prima volta da settimane che oggi hai un esame.
Quando entri nell'aula in cui il professore interroga trovi lui che verbalizza il suo voto con l'assistente. Vi guardate. A gesti gli chiedi com'è andata. Lui sorride. Se quando uscirai da quell'aula lo troverai ad aspettarti, be', ecco, ci siamo capite.
Il professore ti regala un trenta. L'assistente sbaglia a scrivere luogo e data di nascita sul verbale, corregge e ti fa firmare. Prendi il foglio, saluti e esci.
Lui è ancora lì.
"Com'è andata?".
"Bene. Trenta. Tu?".
"Trenta e lode".
Ok, forse ha esagerato, ma non ti importa. Una ragazza ti assale. "Allora? Te l'ha chieste le fasi? Che t'ha chiesto? Te l'ha chieste le fasi?". Lui dice "Andiamo?". Lo segui. Ovviamente non sai dove state andando.
Ti porta in giro per dipartimenti dei quali tu non potevi nemmeno immaginare l'esistenza. Parlate, ridete. Ricordati solo di mantenere un certo contegno.
Incontrate una persona che conoscete tutt'e due. La salutate. Quando ve ne separate lui dice "*** mi mette sempre una certa ansia", che è esattamente la cosa che tu pensi di ***.
Uscite dalla facoltà. Dici: "Comunque non ci siamo nemmeno presentati".
"Infatti".
"Io sono [inserisci il tuo nome]".
"Piacere, ***".
"Va be', adesso devo andare, il mio ragazzo mi apetta qui fuori".

mercoledì 30 dicembre 2009

Alle volte uno si crede incompleto ed è soltato giovane

Pensavo a Calvino. Ci pensavo perché lo sto studiando.
Aveva trentatre anni quando alla Einaudi gli affidarono il progetto delle Fiabe italiane. Ne aveva ventinove quando Vittorini gli pubblicò il libro da cui è tratta la frase del titolo di questo post senza capo né coda. Aveva ventiquattro anni al romanzo d'esordio [ma ventidue al primo racconto pubblicato su rivista]. Ne aveva ventuno quando col fratello si unì ai partigiani. Moriva a sessantadue anni. Ictus. Oggi ne avrebbe avuti ottantasei.
C'era un periodo in cui facevo questi calcoli per ogni scrittore che mi piacesse. Quanti anni aveva all'inizio. Quanti alla fine. Quanti libri aveva pubblicato in vita. Se era ricco.
In genere sulle enciclopedie c'era scritto "di famiglia agiata" - e se non era scritto proprio così, le parole usate lasciavano comunque intendere che il tizio in questione si era messo a scrivere perché il pane prima della filosofia ce l'aveva assicurato [Proust era ricco sfondato e ha scritto un romanzo di quattromila pagine o giù di lì]. Se no, c'era scritto che il tizio aveva fatto mille sacrifici o mille lavoretti o tutto il necessario per vivere di arte ed era morto povero o alcolizzato. Spesso tutt'e due le cose.
La mia preoccupazione era di non essere né troppo ricco né troppo povero. Troppo giovane [ma non abbastanza da essere un bambino prodigio] o troppo vecchio [nel senso di "raggiungere la meta fuori tempo massimo"].
Ma questo era prima, quando volevo fare lo scrittore. Adesso, anche se solo penso al mio nome vicino alla parola "scrittore" mi scappa da ridere.
Eppure sono qui a scrivere. Eppure ieri sera, a cena, un mio amico ha detto "brindiamo al futuro di mt come scrittore!". Eppure provo uno strano piacere nell'usare "eppure".
E' come se fossi vittima di un complotto - un intrigo che coinvolge parecchie persone [ma anche entità, personaggi, finzioni] diverse tra loro e a prima vista lontanissime, eppure [sì!] unite da un obiettivo comune. Il complotto per farmi scrivere.
Ora, il problema, con questi complotti segreti, è che ci si può anche non credere.
Sì, come no, il Vaticano è il governo fantoccio di una razza aliena di mostruose lesbiche pelose di Venere...
Sì, certo, Sandro Mayer è in realtà Alfonso Signorini che in realtà è Maurizio Costanzo che in realtà è la moglie che in realtà è un insetto coprofago...
E se questa fosse vera? E se quell'altra... no, non ci voglio nemmeno pensare.
Quello che vorrei davvero [potrebbe essere il mio proposito per il nuovo anno, insieme a "fare meno attività fisica"] è essere come uno di quei Grandi Autori Reclusi à la Salinger [novantuno anni dopodomani], che hanno scritto qualcosa di magnifico e sono spariti, e alla cui morte si scatenerà un'asta sanguinaria per conquistare i diritti degli inediti.
Ma [tralasciando il "qualcosa di magnifico"] non sono abbastanza vecchio, né abbastanza ricco da comprarmi una villetta in campagna e vivere di roba ordinata su Mediashopping.
Le spese di spedizione sono un latrocinio.

sabato 12 dicembre 2009

Ti regalo un po' di vocali

Non è che abbia mai capito benissimo come funzioni. Quello che ho capito è che mio padre ogni tanto manda dei soldi ai Bambini Poveri dell'Africa, via ActionAid. Loro in cambio mandano tantissima carta e, una o due volte l'anno, fanno compilare una specie di bigliettino di auguri a uno dei Bambini Poveri e glie lo spediscono.
Stavolta a scrivere è - se decifro bene i caratteri incerti segnati a matita - Karimu Issa Athumani. Non posso decifrare se sia maschio o femmina. Probabilmente su internet c'è un sito apposta [per capire il sesso dai nomi] ma, insomma.
Karimu vive nel villaggio di Dinyere, e il suo codice è T200300924. Probabilmente ci sarebbe da chiedersi cosa significhi questo codice, perché sia proprio sulla copertina di questo che abbiamo chiamato "bigliettino di auguri" - al posto, non so, magari dell'età -, se ogni Bambino Povero dell'Africa abbia uno di questi codici così poi tu chiami e dici Scusi, volevo sapere di Karimu, e ti rispondono Sì, non è che di Karimu ce n'ho uno/a solo/a, Signore, se mi dà il codice evito di leggermi tutto il catalogo. Ma, insomma.
Karimu scrive che conosce i capi del villaggio, che non ci stanno tante donne che fanno il capo "because they don't apply chances of leadership" [Karimu scrive in inglese], però a scuola sì, le ragazze fanno il capo. Forse Karimu è una ragazza.
Alla fine, prima di "Thank you very much", Karima scrive una cosa, una cosa che spiega il contenuto dell'altra pagina, che non avevo capito. Scrive: "Have a gift of some vowels for you". E nell'altra pagina c'è questo: