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venerdì 28 maggio 2010

Idiotismo continuo

Un sonetto di Teo Baracca

55. La storia de Tranquillo
La storia de Tranquillo è llunga storia
narata in antri tempi có ddovizzia
aqquanno se crepava l’avarizzia
nér riccontà ‘na trama meritoria

N’ c’è prescia[1] pe la via affabbulatoria,
parole su pparole in amicizzia,
‘r dettajo, l’antefatto, ‘na malizzia
Allunga la minestra, l’oratoria

Ar giorno d’oggi ‘nvece annamo ar fatto
strignemo sur riassunto condenzato
La storia de Tranquillo è ccorta affatto

Ar dunque, senza fronzoli né ttatto:
Je dissero “tranquillo!” e ss’è ffidato
Tranquillo, fu ccosì, morì inculato

Roma, er 31 de marzo der 2k8

[1] Non c’è fretta

lunedì 15 marzo 2010

Intervista esclusiva a Davide Maestro

Non posso negare di essere in ansia per l'incontro con Davide Maestro. Sono la prima ad intervistarlo faccia a faccia, da quando ha deciso di rinunciare ai messaggi in codice nascosti tra le pagine dei quotidiani cui affidava le risposte alle domande che dovevano essergli recapitate tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.
La sua agente mi ha spiegato che la rinuncia è avvenuta dopo la discussione con Paolo Di Stefano e il Corriere della Sera. Sembra infatti che Di Stefano avesse interpretato come messaggio di Maestro le prime lettere di ogni riga di un articolo sull'Isola dei Famosi, mentre la risposta dello scrittore era da leggersi collegando le prime lettere di ogni riga di un articolo sull'alopecia. "La cosa assurda", mi ha detto l'agente, "è che quello che veniva fuori in entrambi i casi era identico."

giovedì 21 gennaio 2010

Foyer du cinéma #1

Cinema Barberini
Piazza Barberini, 24-25-26
00100 - Roma

19/01/10 19:15
Avatar 3D

Andiamo di corsa ché è tardi. Le scale mobili le facciamo volando. Come sempre in questi casi, il treno non passa e cammino nervosamente in circolo sulla banchina. - La metro B è bloccata da stamattina -, dico a mia sorella. Lei guarda l'orologio. Sono già le sette. Stiamo andando al Barberini a vedere Avatar in 3D.
- Per fortuna l'uscita della metro è proprio davanti al cinema -, dico. Nonostante questo, quando apriamo le porte a vetri del multisala sono ormai le sette e un quarto. C'è la fila. E' aperta solo una cassa. In fila ci stanno una suora e un prete. Sono giovani, sembrano sudamericani. Penso che forse non ho mai visto un prete e una suora fare la fila al cinema.
Sentiamo la cassiera dire che per Avatar ci son rimasti solo posti laterali. Mi sento un idiota. All'improvviso, come se qualcuno mi avesse rovesciato qualcosa addosso, mi sembra che stare lì a fare la fila dietro a quel prete e a quella suora sia del tutto inutile. Mi sembra che il film non abbia alcun bisogno di me per essere visto. Dico a mia sorella di uscire. Le mi dice - Va bene -.
Guardiamo gli orari delle proiezioni sul foglio appesso fuori la porta.
- Lo fanno all'una, in 3D e in versione originale. Se domani mattina non hai lezione potremmo andarci -. - Domani c'è lo sciopero della metropolitana -, dice.
- Ma magari ci stanno le fasce garantite. All'una e coi sottotitoli, non dovrebbe esserci gente -.
- Non lo so. Adesso che si fa?-.
- C'è un altro cinema, più su. Possiamo andare a vedere che fanno -.

****

Cinema Fiamma
Via Bissolati, 47
00100 - Roma

19/01/10 20:00 Sala 1
La prima cosa bella

Prezzo: 7,50 euro

Io e mia sorella viviamo insieme da quando è nata (io sono più grande), eppure adesso che camminiamo per via Barberini stiamo in silenzio e io la precedo come due che non vanno nemmeno dalla stessa parte. Non è che non le voglia bene, né che lei ce l'abbia con me per qualche motivo. In realtà, non lo so.
Aspettiamo che il semaforo diventi verde e attraversiamo la strada. Al Fiamma alle otto c'è La prima cosa bella. Manca ancora mezz'ora. Le dico che potremmo cercare un bar per prendere qualcosa. Ho fame, non ho pranzato. Lei dice - Va bene -.
Via Bissolati è una sfilza di banche. Al primo incrocio decidiamo di tornare indietro. Le chiedo dell'università, degli esami. Lei mi racconta delle aste su eBay per accaparrarsi un cellulare. Alle otto meno un quarto entriamo per fare i biglietti.
- Qui all'intervallo c'è un tizio in uniforme che entra in sala a vendere roba da mangiare -, dico.
Mentre cerco i soldi nel portafogli la porta del cinema si apre e entrano Raul Bova e la moglie. Non so perché faccio finta di non accorgermene. Mi faccio da parte mentre la cassiera baldanzosa dice - Ditemi! -. Lui prende due biglietti per il nostro stesso film e esce. Mia sorella mi sfiora una mano e sussurra - L'hai visto? -. Io dico di no.
Entriamo in sala e ci sediamo. Poco dopo Raul Bova e consorte si siedono nella fila davanti alla nostra. Mia sorella me lo indica.
Accanto a me c'è un signore sovrappeso che sembra che russi ma è sveglio.
Quando il film finisce e usciamo in strada, per non far vedere che ho pianto dico - Pediniamo Raul Bova -.

venerdì 8 gennaio 2010

Pochi consigli per sopravvivere a una brutta storia

Fate conto di stare a un pranzo o a una cena come quelli cui avete preso parte durante queste feste. La casa non è la vostra, i commensali sono un misto di parenti, parenti acquisiti, parenti che non credevate di avere, amici dei parenti, amici di qualcun altro, un paio di persone la cui presenza è per voi del tutto inspiegabile. Fate conto che a un certo punto, tra l'ultima portata e il
dolce, uno di questi - mettiamo, un parente acquisito - se ne esca con una storia. Capite che sta per racccontare qualcosa perché si sporge sulla sedia, raddrizza la schiena e aspetta che ci sia un attimo di silenzio. La storia fate che sia quella del pestaggio di due rumeni ubriachi a opera di chi racconta e di due suoi colleghi; rumeni colpevoli, oltre che - a quanto pare - di ubriachezza molesta, di essersi avvicinati con fare minaccioso a due ragazze, senza tuttavia rappresentare una minaccia reale, essendo - sempre a detta di chi parla - "troppo ubriachi per fare qualsiasi cosa". Forse la parola pestaggio non è la più azzeccata, però. Chi parla descrive la scena come: due tizi presi a calci da noi tre. Ma qui viene il bello. Non esce fuori da un palazzo che si affaccia sulla via centralissima di Roma dove è avvenuto il fatto una mezza matta che si mette a strepitare minacciando i tre di denuncia? Vuole sapere i loro nomi. Dice di aver chiamato i vigili urbani. Che poi in effetti arrivano e domandano della rissa, riconoscono i tre colleghi - in quanto anch'essi membri delle forze dell'ordine - e sorridono, e si sentono rispondere "se li cercate, dovrebbero stare sdraiati là dietro".
Forse vi aspettavate una barzelletta.
Potrebbe anche darsi che la persona che ha appena parlato già non vi fosse tanto simpatica. Se siamo sulla stessa lunghezza d'onda, è probabile anche che non avevate nessuna stima per lui. Ora vi starete chiedendo qual è il livello sotto a questo nella scala della considerazione. Fate conto che sia quello in cui alle locuzioni educate si sostituiscono più sintetici insulti. Nonostante tutto, però, preferite ragionare (sarà anche solo per distinguervi). Decidete che, in fondo, quello che avete appena ascoltato è un racconto in cui le relazioni di causa ed effetto sono rigidamente mantenute. Il narratore è, come già accennato, un uomo delle forze dell'ordine, che adesso è impiegato come autista per un tizio che una volta ricopriva una carica istituzionale ma che adesso è un semplice pensionato - certo, non tanto semplice se può usufruire di un autista pagato dallo Stato. A dirla tutta, autista è riduttivo. Il nostro narratore è più un factotum: scarrozza in giro per l'Italia il pensionato e altri membri della sua famiglia, ritira pacchi, consegna pacchi, porta buste della spesa. All'occorrenza, tiene d'occhio i nipotini del capo. E' un lavoro che a voi potrà sembrare addirittura umiliante, ma che per il nostro è motivo di orgoglio, dato che gli permette di entrare in contatto col Mondo Che Conta, con la cosiddetta Roma Bene, con Quelli Che Decidono Le Cose Importanti. Direte che in questo mondo sì, ci entra, ma dalla porta di servizio, e per restare negli alloggi della servitù. Avete ragione, ma a lui sembra non importare affatto - sempre che se ne sia accorto. Se non se n'è accorto, tuttavia, in qualche modo - ne siete sicuri - ne deve avvertire il peso. Ed è ovvio che questo peso lo vada a scaricare su chi sta messo peggio di lui, su chi, in scala, con lui ha lo stesso rapporto che lo lega all'ambiente cui si illude di appartenere. C'è niente che dica Italia Berlusconiana meglio di questo? Fate conto di no.
Adesso che avete messo tutti i pezzi nell'ordine giusto dovreste sentirvi non dico sollevati, ma almeno rassicurati dalla distanza che avete posto tra voi e l'oggetto della vostra analisi. Eppure non siete in pace. Quello che ancora vi tormenta - ve lo dico io - è ilmodo. Il modo innocente e innocuo, il tono della voce tranquillo e a tratti giocoso di chi ha raccontato quella storia. Come se avesse detto di quando ha trascorso il Natale in montagna appena sposato, o dell'ultima marachella del più piccolo dei suoi figli. Come se stesse spiegando le regole di un gioco di carte. Certo, dovete anche mettere in conto il fatto che avete inventato una scusa per andarvene e ve la siete data a gambe. Ma, insomma, conta più quello.

lunedì 4 gennaio 2010

La prima interessantissima querelle letteraria dell'anno

Suscita scalpore il progetto lanciato dal blog della casa editrice romana Minimum Fax, minima&moralia: creare una Lega delle piccole e medie case editrici che popolano la penisola, la Pli'n'Plì (da Più libri. Più liberi, la fiera della piccola e media editoria che si tiene ogni anno proprio a Roma). Secondo gli ideatori dovrebbe essere "un'occasione unica di autocoscienza, la creazione di una rete di scambi di idee e manodopera a basso costo - magari di stagisti". Dopo solo un'ora dalla pubblicazione del post in cui si parla della Pli'n'Plì, sono quindicimila gli editori che si dimostrano interessati: una piccola parte, che lascia però ben sperare.
Quando le case editrici che aderiscono toccano quota quarantamila (un terzo del totale) e a Minimum Fax si preparano a brindare, sorgono le prime complicazioni. Un anonimo traduttore di manuali di self-help denuncia che, sottoscrivendo il patto-Minimum (o, come viene presto ribattezzato, il MinCulPax), tutte le traduzioni dall'inglese e "da altre lingue da concordare con gli editori stranieri" sarebbero state affidate a Martina Testa. Da Ponte Milvio non arrivano smentite: in effetti, la clausola-Testa si ritrova in una minuscola nota a piè di pagina nel PDF dello statuto della Lega Pli'n'Plì scaricabile dal loro sito, nota leggibile solo quando Adobe Reader non fa le bizze. Con la scoperta di altre note simili a questa, non tardano ad arrivare altre polemiche.
Gianni Biondillo su Nazione Indiana scrive: "VOGLIO NOMI E COGNOMI! Voglio prove, documenti, fatti, non sottintesi, ammiccamenti, strizzatine d’occhio". Gilda Policastro, sullo stesso blog, ribatte: "Nomina sunt consequentia rerum". Dalle pagine del Primo Amore, Carla Benedetti commenta: "È una mania tutta italiana quella di fabbricarsi dei piccoli teoremi storico-epocali per magnificare ciò che si fa". Per Wu Ming I si tratta di: "Gente ancora convinta di trovarsi all’epicentro dei processi di legittimazione culturale, quando invece è ai margini estremi di una periferia dei discorsi e - soprattutto - delle pratiche. Tutto avviene già altrove". Vibrante la denuncia di Loredana Lipperini: "Un tantino desolante".
Mettendo insieme i pezzi viene fuori che il vero progetto di Minimum Fax è quello di asservire l'intero complesso della piccola e media editoria, allo scopo di pubblicare libri i cui titoli, letti uno di seguito all'altro, formino l'opera omnia di Raymond Carver. Per esempio, la casa editrice Nutrimenti sarebbe stata costretta a pubblicare un volume sulla politica italiana degli ultimi vent'anni dal titolo C'era questo cieco; Un amico di mia moglie sarebbe stato, per contratto, un libro di Giulio Perrone; per la collana "Haiku" di Empiria sarebbe uscito Che doveva arrivare per passare; La notte da noi sarebbe stato un romanzo ambientato nel mondo delle gang-bang edito da Las Vegas Edizioni.
Tocca a Luca Briasco risolvere la questione. Ospite di Fabio Fazio, l'editor Einaudi propone di sacrificare una ciocca della sua folta capigliatura pur di vedere ristabilito l'ordine tra i Piccoli Editori e i Medi Editori (nel frattempo scissi in queste due fazioni - i primi invocando la bancarotta per Minimum Fax, i secondi puntando alla bancarotta fraudolenta). Si arriva ad un accordo: portavoce delle case editrici (solo uno ciascuna, altrimenti non c'è spazio) si riuniscono allo Stadio Olimpico di Roma. Al centro del campo, un paio di forbici posate su un'ara e Luca Briasco con una mantellina rosa da coiffeur. Le lame, ora brandite dalla parrucchiera Cinzia, scintillano ai flash dei reporter di Nuovi Argomenti e TuttoLibri, quando un dirigibile targato ilmiolibro.it oscura il cielo sopra lo stadio gremito. Dal dirigibile iniziano a cadere degli oggetti. Sembrano fogli di carta, da lontano - ma no, sembrano libri, agende, lettori dvd, iPhone.
Sbagliato: sono e-book reader.

giovedì 10 dicembre 2009

Foyer du cinéma

Una rubrica in cui si parla di cinema ma non molto di film


Cinema Alhambra

Via Pier delle Vigne, 4
00100 - Roma

26/11/09 17:45 Sala 3
Segreti di famiglia

Prezzo: -

Mio zio è da me da tre o quattro giorni. Sapevo che sarebbe venuto ma ignoravo che sarebbe rimasto così a lungo. Quando rientro a casa, tornando dall'università o da qualche altra parte, vicino alla porta trovo una, due buste di plastica piene dei suoi nuovi acquisti. Gli chiedo se è uscito a far compere e lui inizia ad estrarre il contenuto dalle buste e me lo mostra come se dovesse cercare di vendermelo. Gli lascio intendere che non prendo niente. Oggi tira fuori un paio di scarpe da una busta verde. Per me sono troppo care. Ancora non ho capito perché mio zio è qui.
Mi chiede se oggi pomeriggio usciamo insieme. Gli dico che è il giorno che in genere dedico alla pulizia dell'appartamento. Mi risponde che in due facciamo prima e così poi possiamo andare a farci una bella passeggiata. Gli dico: - Io volevo andare al cinema -. Lui risponde che va bene. A scatola chiusa. Nemmeno vuol sapere il titolo del film. Me lo chiede solo quando siamo per strada ad aspettare che il semaforo diventi verde per i pedoni.
- Segreti di famiglia.
- Basta che è bello.
Il quartiere, questo quartiere in cui vivo, è fatto di anziane matrone che indossano l'intero contenuto del portagioie-sopra-la-consolle-della-stanza-da-letto per andare al Pam, delle badanti di queste con famiglia a carico e di giovani stranieri. Al cinema questo pomeriggio ci sono le matrone. E mio zio, insieme a me. Il biglietto me l'ha pagato lui.
Mi chiede se deve spegnere il cellulare, io gli dico: - Fai te -, poi il film inizia. Mi chiede se sia in bianco e nero, ma lo vede che è in bianco e nero. Faccio la mia risatina che non significa niente.
Mentre sullo schermo succede di tutto, ogni tanto do un'occhiata di sottecchi a mio zio. Non riesco a capire se si stia divertendo, se abbia sonno o se debba correre in bagno. Dietro di noi un'anziana loquace aggiunge delle didascalie a ogni scena. Ogni singola scena.
Poi il film finisce. Usciamo dal cinema. Penso che se per tutti i duecento metri fino a casa non dirà nulla del film, del cinema, di questo pomeriggio, della vecchia assillante, domani mio zio se ne andrà. Come cambiamo marciapiede mi dice: - Bello, il film. All'inizio, quando ho visto che era in bianco e nero, t'avrei voluto ammazare. Poi però m'è piaciuto -.

* * * *

Cinema Adriano
Piazza Cavour, 16-23
00100 - Roma

02/12/09 17:30 Sala 2
(500) giorni insieme

Prezzo: 5,00 euro

La prima volta che son stato qui era per un'anteprima e c'era un sacco di gente e quando sono uscito ho visto Red Ronnie. Oggi sono con Lei. Voleva vedere questo film. Io no.
Lei mi chiede se non abbiamo sbagliato sala. Il pubblico qui non rispecchia esattamente il target a cui i produttori volevano rivolgersi. Il target il film l'ha scaricato da internet mesi fa e l'ha visto in lingua originale che è meglio e poi ne possiamo parlare nei blog di indie culture e dire quanto faceva schifo e l'indie è un'altra cosa o non è niente e apparte tutto un film è un film che sia indie o no ecc. ecc. Noi siamo venuti. Ai produttori andrà bene lo stesso.
Vicino a Lei si siedono un'ottuagenaria e la sua amica sulla settantina. Mi chiede se possiamo cambiar di posto. Dico che va bene. Ora vicino a Lei c'è una coppia di fidanzatini non di Prati. Avranno dodici tredici anni.
All'intervallo l'ottuagenaria dice: - E' una storia di oggi. Sono le storie dei giovani d'oggi.
Lo ripete cinque o sei volte.

* * * *

Cinema Fiamma
Via Bissolati, 47
00100 - Roma

09/12/09 18:20 Sala 1
A serious man

Prezzo: 5,50 euro

Ero venuto già venerdì ma il film era iniziato da dieci minuti (in realtà al massimo cinque - la tizia alla biglietteria è stata impietosa) e non mi hanno fatto entrare.
Anche stavolta rischio di far tardi. Arrivo in tempo per vedere giusto un trailer, poi il film inizia.
Durante l'intervallo mi metto a fissare il tizio che passa per i corridoi a vendere snack e bibite. Ha una divisa rossa. Potrebbe essere uscito dal film. Io di sicuro vorrei essere uscito dal film. Vorrei essere il film. Vorrei essere lo schermo troppo alto di questa sala. Vorrei essere uno dei fratelli Coen - anche un cugino. Non sono nemmeno ebreo.
Si vede che quando contempli la perfezione ti vengono questi pensieri idioti.
Almeno a me sì.