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lunedì 20 settembre 2010

Che è(,) il Burundi?

"Sembre che stia per ricominciare la guerra civile".
Immagino che siano molto poche le volte in cui ci si può sentir rispondere una roba del genere, in assoluta serietà.
Siamo in un ristorante sul lago a festeggiare il compleanno di qualcuno. Sono quasi le quattro e del pomeriggio e ci aspetta ancora la frittura di pesce. Gli altri invitati parlano di gente che non conosco - non li ascolto. Seduto accanto a me c'è M. Se io non so bene di cosa parlino gli altri, lui non ne ha idea. Se ne sta in silenzio a giocare con le molliche di pane sparse sulla tovaglia, finché non gli chiedo come sono andate le elezioni. Mi risponde quella roba qui sopra, sulla guerra civile, e aggiunge: "L'altra settimana un gruppo di uomini armati ha circondato degli operai che lavoravano la terra del Presidente. Li accusavano di lavorare per il Presidente. In pieno giorno, ne hanno ammazzati nove".
M. chiama gli agricoltori "operai". Viene dal Burundi, dove è successo quello che mi ha raccontato.

giovedì 2 settembre 2010

Le prove dell'esistenza di Topolino



"Io, bambino com'ero, ne restavo assai impressionato e stupito."
- F. Dostoevskij, I fratelli Karamazov

Ho ricevuto una Solida Educazione Cattolica. Uno zio prete, due genitori con un passato da catechisti, la messa ogni domenica che ha fatto Cristo, campi scuola parrocchiali [prima accompagnando i miei, poi da solo], due ore a settimana di catechismo in preparazione alla comunione [con l'aggravante di una catechista che era anche la mia maestra di italiano alle elementari, che spesso nelle ore in cui avrebbe dovuto spiegarci l'analisi logica ci parlava dell'Annunciazione - mai viceversa] e poi alla cresima [con l'aggravante di una catechista che era anche mia zia].
Non c'è bisogno di dire dei segni che tutto questo ha lasciato in me [e con "in me" non intendo certo "nel mio culo"], né che intorno ai quattordici anni ho sentito la necessità di leggere Voltaire e Nietzsche e di dire a un confessore: "Padre, il mio peccato è che non ho fede" - e non confessarmi mai più.
La mia separazione dalla Madre Chiesa è stata lenta, graduale e più tranquilla di quanto potessi mai sperare. Probabilmete mio zio prega perché la mia anima non bruci all'Inferno [non me l'ha mai assicurato] e mia madre ogni tanto borbotta "Certo, tu sei ateo!" come se dicesse "sei una testa di cazzo" [perché "testa di cazzo" è quello che vuole intendere veramente], ma ho avuto più problemi ad accettare di aver trascorso un bel pezzo della mia infanzia facendo cose che non hanno più senso per me ora, e facendole con passione e impegno [io ero quello che al catechismo scriveva le preghiere più belle, quelle che venivano lette a messa, nella pausa tra l'eucarestia e la benedizione finale]. 
Ho avuto anche qualche difficolatà a stabilire il grado di separazione. All'inizio pensavo che la fede fosse un dono che io non avevo ricevuto [che è il modo più cristiano di risolvere la faccenda]; poi di poter credere in Dio ma non nella religione come istituzione; poi di credere in Qualcosa, un'entità superiore che poteva essere di tutto, all'occorrenza. Dopo ho cercato di capire se dovessi definirmi ateo o agnostico, finché la risposta a questa domanda non è diventata "Chissenefrega" [risposta da agnostico?]. Alla fine, ho stabilito che il motivo per cui non posso essere religioso - il motivo base, quello da cui dipendono tutti gli altri miei dubbi - è che non posso evitare di pensare che Dio [qualunque dio] e la religione [una qualsiasi] siano un prodotto dell'uomo, e che non si possa pensar questo e contemporaneamente avere la certezza di essere parte del Creato. Si potrebbe obiettare che sì, è ovvio che la religione è un prodotto dell'uomo, ma ciò non toglie che alla base ci sia qualcosa di autentico e trascendente [il Dito che ha schiacciato il pulsante del Big Bang]. Che [a parte che al massimo si può parlare di "autentico spirito religioso", e che uno spirito religioso non può essere all'origine dello stesso Qualcosa che dovrebbe originarlo] è come dire che i romanzi di Liala sono paraletteratura ma ehi!, in principio era Omero.  

Ci credete che ho pensato quasi solo a queste cose mentre ero a Disneyland Paris?

sabato 17 luglio 2010

Jukebooks

Veniamo, come si suol dire, dopo i fuochi d'artificio. Si suol dire? Mia nonna lo dice, ma non ha ancora imparato il nome della pasticca per la pressione che prende da trent'anni, quindi non so quanto ci si possa fidare di lei.
Comunque, con colpevole ritardo celebriamo la nascita di Jukebooks, una collana di racconti curata da Alessandro Milanese e Alessandro Romeo per Quintadicopertina. O, per dirla con Rolling Stone, "la collana più r&r di Quintadicopertina".
I racconti sono, per ora, quattordici. Dieci già apparsi su rivista. Uno, come gb aveva pomposamente annunciato, già apparso qui come racconto del mese. Un altro, come gb mi ha pregato di non dire, di gb stesso.
Sono in formato epub e sono gratis. Si sceglie quali scaricare con l'aiuto di: una breve descrizione della storia; la bio dell'autore; le persone, le cose e le città che assomigliano al racconto [tra i più citati, a parimerito: Carver, Sedaris e Dürrenmatt]; il tempo che ci vuole a leggerlo. Non vi resta che accendere i vostri ebook reader.
Come? Non ce l'avete? Non avete un ebook reader? Pronto? Siamo nel 2010.

venerdì 16 luglio 2010

Dov'è il tuo bambino adesso?

Un estratto da un post esageratamente lungo apparso già qui.



In Up, l’individuo che lotta per trovare il suo posto nella Comunità è definitivamente [e sorpendentemente, dato che -- forse occorre ricordarlo -- parliamo di film "per bambini"] sostituito da un individuo che lotta contro una pulsione di Morte. Cosa pensava di fare Carl, una volta arrivato sul cucuzzolo delle Cascate Paradiso, se non lasciarsi morire circondato dai ricordi di un passato felice trascorso con una donna che non c’è più? Dopo WALL-E, ma soprattutto dopo Nemo [padre e figlio], è un rapporto a due la chiave per la salvezza. All’opposto, la vecchia gloria Muntz soccombe [o intuiamo che così avvenga] inseguendo i fantasmi del suo passato. 
Ma se il primo Toy Story aveva così chiaramente tracciato le linee guida di molta della successiva produzione Disney-Pixar, è l’ultimo Toy Story che, quasi didascalicamente, illustra e mette in gioco tutti gli ingredienti di questo “nuovo corso” di lungometraggi.

mercoledì 9 giugno 2010

PO! POPPOPPOPPOPO! I'm a loser, baby / So, why don't you kill me

Il calcio mi annoia mortalmente e aspetto i Mondiali con lo stesso entusiasmo di una fiction di venti puntate su Camillo Ruini.
Questa frase mi ha fatto passare da insopportabile snob a mega-stronzo in ventidue parole, me ne rendo conto. Ma non ci posso fare nulla. E credetemi se vi dico che ci ho provato. Ho provato a farmi coinvolgere, ho provato addirittura a puntare sul nazionalismo, ma non è servito a niente. 


La parte in cui accampo scuse
Potrei dire che il mio problema è radicato nell'infanzia. Quando andavo a giocare sotto casa mi facevano sempre fare il portiere perché ero grasso e perché ogni volta che chiedevo di non stare in porta facevo delle tremende figure di merda [al livello dell'autogol]. Del resto, anche come portiere ero penoso perché non ero abbastanza grasso e non mi buttavo [buttatevici voi sopra l'asfalto rovente delle tre del pomeriggio].
A questo aggiungo: 1) una profonda avversione per la retorica calcistica [da quella da due soldi dei commentatori di RaiSport a quella intellettualoide di chi usa il calcio come metafora di qualunque cosa]; 2) nessuna simpatia per la Nazionale italiana, i cui successi, per quanto ne so io [NB: non ne so niente], sono inversamente proporzionali alla bravura in campo; 3) un concetto di noia del tutto personale [ché se vedere una partita di calcio di novanta minuti mi annoia, posso stare per due ore e mezza seduto sul bordo di una poltrona del cinema a vedere un film tedesco in bianco e nero ambientato nel primo dopoguerra come fosse tutto un unico cliffhanger]. 
Ma mi accontento pure di mega-stronzo.

lunedì 24 maggio 2010

Cotto e mangiato

Compro più libri di quelli che posso leggere. Nel senso che non aspetto mai di arrivare alla fine di un libro per prenderne un altro, col risultato che accumulo volumi che forse dopo, appena ho finito questo, oppure no, dopo quest'altro che ho sul comodino, ma prima veniva quello che mi è arrivato ieri, no, no, aspetta, leggo questo e poi, forse, se me lo ricordo, gli altri li leggerò.
Perché lo faccio? Non lo so. Probabilmente non sono l'unico. Credo che molto dipenda dalla scarsa confidenza che ho io e hanno gli italiani in generale con le biblioteche [che per parte loro sono diffuse poco e male sul territorio, o sono poco fornite, ho vi prestano un libro solo se gli fornite un paio di faldoni di documenti sul conto vostro e della vostra famiglia, insieme a uno scritto in cui dovete parlare di voi e del perché vi piace leggere] - e non ci vanno di mezzo solo le biblioteche: i libri preferisco non farmeli prestare da nessuno e non li presto volentieri a nessuno. Ogni volta mi dico: "E se poi mi viene in mente una cosa, una frase, un titolo, e non posso andare a controllare sulla pagina?". Ecco, questo mi sarà successo tre o quattro volte in ventidue anni di vita, ma è quanto basta. E non posso giustificarmi con qualche scompenso o robe del genere, robe del tipo "Quando sono depresso compro un libro" [pronunciato come fossi un personaggio di Sex and the City]. Io quando sono depresso, triste, o mi sento solo, abbandonato da tutti, o un fallimento totale - in tutti questi casi, mangio. Solo una volta ho comprato una cosa: caffè.

Tutto questo per dire che ho un sacco di libri che non ho tempo di leggere. 
Questa rubrica poteva chiamarsi anche così, I libri che non ho tempo di leggere, invece si chiama Cotto e mangiato, con una simpatica e ironica allusione al best-seller di Benedetta Parodi, perché è una rubrica simpatica e ironica. Adesso cominciamo - il gelato si sta sciogliendo.

giovedì 20 maggio 2010

And that's what you missed

Un breve riassunto di quello che ci è capitato durante questi mesi settimane giorni di parziale inattività del blog.


Mentre gb spendeva sei euro e ottanta per inviare sette pezzi di carta via fax, ludmilla ha deciso di prendersi un e-book reader. E' andata nel negiozio di elettronica più vicino a casa sua, ha chiesto al commesso e lui ha risposto: "Cos'è un e-book reader?". Si è detta che ne comprerà uno più o in là, magari su ibs.it. Si è immaginata il pacco con dentro l'attrezzo e un coupon per cinque eruo di sconto se ne spendi almeno cinquanta - in e-book.
Nel frattempo, lia ha pensato che fosse una buona idea rimettersi a parlare con una sua vecchia fiamma. 
Non lo era.
mt ha trovato un cinema chiuso un paio di volte e questo l'ha depresso più del solito. Poi è iniziato a piovere ed è rimasto sempre a casa, a vedere film di Alfred Hitchcock e a sviluppare una dipendeza dal Gran Soleil al cioccolato. In quegli stessi giorni gb ha finito di leggere il Corsaro Nero, che languiva sul suo comodino da un mese.
ludmilla ha visto in tv gli spot per la giornata del libro con Saviano e Benedetta Parodi e ha pensato che questo fatto da solo basterebbe a mettere la parola fine a tutte le discussioni, mentre lia prendeva in simpatia i cinesi, che, a suo dire, stanno distruggendo la nostra economia offrendoci la possibilità di fare quello che in anni di democrazia e liberismo siamo stati educati a fare: acquistare un sacco di roba a due soldi.
Nel frattempo, mt usciva dal letargo. Una donna bioda, elegante, che non aveva mai visto prima, ha bussato alla sua porta e l'ha messo a parte di un terribile segreto prima di morire con un coltello conficcato nella schiena. Lui voleva che venisse fuori la verità, ma è stato accusato dell'omicidio della donna e si è visto costretto a fuggire. Per qualche strano caso del destino, gb l'ha incontrato al British Museum.
ludmilla ha visto quell'episodio dei Simpson [forse vede troppa televisione] in cui il signor Burns compra tutti i mezzi d'informazione di Springfield tranne il giornalino di Lisa, che prima di desistere dà seguito a tutta una serie di altri giornalini indipendenti. Homer commenta che in quel modo invece di un gigantesco gruppo che controlla il 90% dei media ci stanno centinaia di svitati che stampano le loro inutili opinioni [più o meno. La citazione corretta è: "See Lisa, instead of one big-shot controlling all the media, now there's a thousand freaks xeroxing their worthless opinions"]. Ha pensato alle piccole e medie case editrici italiane, ma, davvero, non voleva. E' stato più forte di lei.

sabato 24 aprile 2010

[Il racconto del mese #5]

Stamattina mi sono alzato alle otto e mezza prestissimo, ho fatto colazione e sono andato al parco, per correre.
Ho corso per circa quindici minuti, poi sono tornato a casa e mi sono fatto una doccia perché ero molto, molto sudato. Già che c'ero, mi sono rasato [se vi state chiedendo come sto senza barba - perché non dovreste? - la risposta è che, a seconda della lunghezza dei capelli, sembro un dodicenne o una lesbica].
Poi avrei dovuto rifare il letto, invece mi sono sdraiato e ho chiuso gli occhi, così, per riposarmi un attimo. 
Un'ora e mezza dopo mi sono svegliato. Era ora di pranzo, così ho messo a bollire l'acqua per la pasta. Mentre apettavo che le pipette rigatte cuocessero, ho accesso il computer per controllare la posta e, indovinate un po'? A lacollanadellaregina@gmail.com non era arrivata nessuna mail! Proprio così. Nessuna, zero, nisba.
Con l'eccezione di uno, non ci è arrivato nessun racconto. Mai. Il che non è proprio quello che pensavamo sarebbe successo chiedendo mese dopo mese di mandarne.
Per cui, cari scrittori in erba o aspiranti tali, che custodite gelosamente le vostre opere in una sottocartella nascosta nei Documenti del vostro pc, ascoltate qua:
Facciamo i complimenti a Angelo Macrì, perché il suo racconto, Neve, che è stato il nostro Racconto del mese numero 4, è stato scelto per essere pubbliato da una nascente casa editrice di e-book [che detta così magari non suona bene, ma è una cosa bella e ne riparleremo a tempo debito].
Capito?

Ma ora veniamo al racconto di questo mese. 
Ci è venuto in soccorso un nostro amico, Ernesto Baj, che ci ha mandato una storia che si chiama Questa storia è una storia vera. Si chiama così perché è ispirata a un fatto di cronaca - insisto perché potrebbe sembrare di no - avvenuto a Roma, qualche anno fa. Mi ricordo che quando ne lessi, all'epoca, pensai "Forte!"; Ernesto Baj, invece, ci ha tirato fuori questo.
Come sempre, il racconto lo potete leggere qui sotto o qui.

mercoledì 14 aprile 2010

Le recensioni su aNobii: la recensione

Forse l'avrete sentito, ma il prossimo Nobel per la pace potrebbe andare a Internet. [Inserire battuta contenente i seguenti elementi: internet, dinamite, porno, nobel]. Nel caso non dovesse essere insignita di tale riconoscimento, l'Internet sappia che per almeno una cosa ["oltre al porno", facoltativo] le siamo tutti riconoscenti: il coming out degli idioti.
E' solo grazie a Internet se, per la prima volta nella storia dell'Umanità, siamo davvero in grado di renderci conto di quanti stupidi popolino il pianeta. Internet ci ha dimostrato che dando a chiunque la possibilità di esprimersi e di farsi ascoltare, nessuno preferisce tacere  e lasciare che gli altri pensino che è un idiota. Proprio nessuno.
I social network - sancta sanctorum della demenza - ce lo confermano a ogni status update.

lunedì 29 marzo 2010

Fitzgerald si rivolta nella tomba

C'erano così tante cose che un tempo avevo desiderato! Il problema è che quando uno è giovane non ne sa mai abbastanza: ti dicono bugie in continuazione, in cento modi diversi, e così ti incasinano le idee su come è fatto il mondo; quando immagini la vita che vorresti, immagini cose che non esistono. Se fossi potuto tornare indietro a spiegare al me stesso di tanti anni prima quali erano le alternative vere, quali sarebbero state le vere conseguenze di certe decisioni, quel ragazzo avrebbe saputo cosa scegliere. Ma all'epoca non lo sapevo; e adesso, che lo sapevo, la mia mente era troppo zeppa di inutili informazioni di contorno, e  legata a interessi particolaristici, e io ero confuso.

martedì 9 marzo 2010

[Il racconto del mese #4]

Se aprile è il più crudele dei mesi, il primo dei crudelissimi, marzo è il secondo o il primo dei più buoni?
Probabilmente non lo sapremo mai [anche perché la domanda non ha alcun senso].
Quello che sappiamo è che la primavera è alle porte e che da dove sto scrivendo nevica. Nevica e sarò bloccato qui probabilmente per tutto il giorno, anche se dovrei tornare a Roma per le quattro. Ma lo sappiamo tutti che con i treni regionali è impossibile andare da qualsiasi parte come cade un fiocco di neve. L'ultima volta che ho preso il treno con la neve l'ho dovuto cambiare tre volte e sono arrivato con due ore e quaranta di ritardo.
Quindi, dicevo, la primavera è alle porte e vogliamo celebrare gli ultimi scampoli d'inverno con un racconto che si intitola Neve.
Angelo Macrì, l'autore, è uno serio. Scrive sul suo blog, e quando non lo fa [succede spesso] scrive sceneggiature per fumetti. Ha collaborato con un sacco di bella gente [tra cui ricordiamo l'idolo dell'internet Makkox], ha vinto dei premi. E' arrivato quinto a un concorso internazionale che si tiene a Bruxelles. Dico, Bruxelles. Dove di sicuro se nevica si possono prendere i treni senza problemi.
La storia, come sempre, la potete leggere qui sotto o qui.




Puoi mandare il tuo racconto a lacollanadellaregina@gmail.com. Giuro che lo leggiamo.

martedì 16 febbraio 2010

Mi fai una domanda su Avatar?

Un'intervista a Enrico Piscitelli, enpi, e-. Quello di MilanoRomaTrani, quello che ha pubblicato racconti un po' ovunque sul web e sui fogli di carta, quello che ha curato un'antologia memorabile, quello che cura la collana di "narrativa densa" novevolt insieme a Alessandro Raveggi.
Enrico Piscitelli.
Se volete vedere due maschi bianchi italiani tra i ventuno e i cinquatacinque anni che parlano di e-book, responsabilità, i Puffi, il Mondo, Guy Debord, Linus, umiltà, necessità, assenza di epos e un sacco di altre cose e non si capisce mai bene quello che dicono, be', non so che dirvi.
Solo, cliccate Ulteriori informazioni.


lunedì 8 febbraio 2010

[Il racconto del mese #3]

Alessandro Milanese ha pubblicato un po' di racconti in giro per l'internet [li trovate googlando "alessandro milanese racconto" - fatelo, ché sono belli] e cura una rubrica di musica su inutile, quello che fa cultura.
A noi ha mandato il racconto qui sotto, che si intitola Onebyone, tutto attaccato.
Seguono alcuni "commenti da copertina" di gente che l'ha già letto:

"Ci sono affezionato, soprattutto alla storia." [Alessandro Milanese]

"Bellissimo." [mt]

"E' come un pezzo dei Radiohead al rallentatore." [lia]

"Un racconto che ti fa venire voglia di adottarlo." [ludmilla]

"This is fucking good, man." [J.D. Salinger, sul letto di morte]

Il racconto lo potete leggere anche qui.



Fai anche tu come Alessandro Milanese! Manda il tuo racconto a lacollanadellaregina@gmail.com! Puoi anche pagarci, se ti fa sentire a tuo agio!

venerdì 29 gennaio 2010

"Tutti sono monache". ("Tout le monde est une nonne")

In genere quando sento dal tg che è morto qualcuno di più di ottant'anni dico "Be', era pure ora". Ieri sera non l'ho detto perché quel qualcuno era Salinger. [La cosa divertente è che mentre leggevo Il giovane Holden - anni fa, ormai - credevo che l'autore fosse già morto da un pezzo].

Stamattina ho anche comprato i due maggiori quotidiani nazionali. In prima pagina avevano la stessa foto; dentro, lo stesso florilegio di banalità. Più un simpatico gioco che si chiama "Scopri cosa Jonathan Safran Foer pensa di Salinger": secondo il Corriere ha avuto su di lui una "enorme influenza sia dal punto di vista letterario, sia umano", secondo la Repubblica non l'ha mai amato. Più Alessandro Piperno che sul Corriere fa un po' di confusione tra smettere di scrivere e smettere di pubblicare - il che la dice lunga su un sacco di cose.

Comunque, ripensando a Salinger mi è venuto in mente Calvino, e queste parole che magari non c'entrano niente, però, insomma.

 Palomar pensando alla propria morte pensa già a quella degli ultimi sopravvissuti della specie umana o dei suoi derivati o eredi: sul globo terrestre devastato e deserto sbarcano gli esploratori d'un altro pianeta, decifrano le tracce registrate nei geroglifici delle piramidi e nelle schede perforate dei calcolatori elettronici; la memoria del genere umano rinasce dalle sue ceneri e si dissemina per le zone abitate dell'universo. E così di rinvio in rinvio si arriva al momento in cui sarà il tempo a logorarsi e a estinguersi in un cielo vuoto, quando l'ultimo supporto materiale della memoria del vivere si sarà degradato in una vampa di calore, o avrà cristallizzato i suoi atomi nel gelo d'un ordine immobile.
"Se il tempo deve finire, lo si può descrivere, istante per istante, - pensa Palomar, - e ogni istante, a descriverlo, si dilata tanto che non se ne vede più la fine". Decide che si metterà a descrivere ogni istante della sua vita, e finché non li avrà descritti tutti non penserà più d'essere morto. In quel momento muore.

venerdì 15 gennaio 2010

You can do anything you want in life, unless Jay Leno wants to do it, too

Vorrei dare per scontato che sappiate cos'è il Tonight Show, ma dato che già il grado di interesse del post è vicino allo zero, in breve:
il Tonight Show è un talk show che va in onda negli USA, sulla NBC, intorno alle undici e mezza di sera, dal lunedì al venerdì. Dura un'ora. C'è un comico in giacca e cravatta che presenta. In genere il programma inizia con un monologo di un quarto d'ora - venti minuti, il comico in piedi. Poi si siede dietro a una scrivania e arrivano gli ospiti per le interviste. In genere gli ospiti sono due. La prima intervista dura di più perché il primo ospite è il più importante. Negli ultimi cinque minuti c'è un musical guest che si esibisce dal vivo. Fine.
Praticamente è quello che in Italia è noto come David Letterman Show.
Il Tonight Show esiste dal 1954. All'inizio lo faceva Steve Allen, poi è passato a un tizio che nessuno si ricorda, poi a Johnny Carson. Carson ha condotto il programma per trent'anni, dal '62 al '92. Praticamente, Johnny Carson sta a Tonight Show come Fabio Volo sta a paraletteratura. Dal '92 al 2009 è toccato a Jay Leno. Per ora è di Conan O'Brien.
Dico per ora perché il Tonight Show with Conan O'Brien sembra debba chiudere i battenti il ventidue gennaio prossimo, dopo poco più di sette mesi dall'inizio.
Il fatto è questo: com'era ovvio che accadesse, gli ascolti del nuovo Tonight Show non erano all'altezza di quelli del vecchio. Un po' per "fare da traino" [lo so, la odio anch'io quest'espresione], un po' perché a quanto pare lui non era così disposto ad andare in pensione come voleva far credere, Jay Leno è stato messo nella fascia oraria precedente al Tonight Show con un programma simile, il Jay Leno Show. Non ha funzionato. La NBC allora ha pensato a questo: mettiamo il Jay Leno Show alle undici e mezza e spostiamo il Tonight Show a mezzanotte. Semplice.
Così semplice che tutta la late-show line up della tv americana [tranne, ovviamente, Jay Leno] ha protestato. Per dirne una, qualche sera fa Jimmy Kimmel - che ha un programma sulla ABC tipo il Tonight Show - è andato in onda mascherato da Leno. Si è parlato di novità calpestata dalla logica dell'audience e di altre robe del genere. Io mi limito a dire che Jay Leno NON MI HA MAI FATTO RIDERE. Si è parlato anche del futuro di Conan O'Brien. Che di sicuro non morirà di fame [la NBC sarà costretta a pagare una penale per averlo cacciato in anticipo] e forse, armi e bagagli, si trasferirà su un altro network [si dice la FOX]. Proprio come fece David Letterman.
Già, perché la parte divertente della storia è che tutto questo è già successo.
Nel 1992, quando Johnny Carson lasciò il programma [lui lo fece sul serio] la lotta per la successione si fece così aspra che la HBO ne tirò fuori un tv movie drammatico. Successe che Carson e quelli che lavoravano con lui avevano proposto Letterman, che conduceva il Late Night with David Letterman, lo show che andava in onda subito dopo quello di Carson - identico nella forma. La NBC si oppose, rilanciando con Jay Leno, che non aveva già un programma tutto suo, ma era un ospite fisso sia da Carson che da Letterman. Quest'ultimo racconta che alla riunione per decidere a chi affidare il programma, Leno si nascose in un armadio per origliare [ma le storie che racconta Letterman son da prendere con le pinze]. Alla fine il Tonight Show se lo accaparrò Leno, Letterman abbandonò la NBC e sulla CBS diede vita al Late Show with David Letterman, il programma in concorrenza diretta col Tonight Show. Leno e Letterman non si sono rivolti la parola per anni. A sostituire Letterman al Late Night venne chiamato Conan O'Brien, che aveva già lavorato come autore al Saturday Night Live e soprattutto ai Simpson [in quasi tutti i migliori episodi che vi stanno venendo in mente adesso c'è il suo zampino]. Che dovesse essere lui a prendere il posto di Leno una volta che questi avesse lasciato il Tonight Show era stato lo stesso Leno a deciderlo - e con un sacco di tempo di anticipo -, proprio per evitare che si ripetesse la faida del '92.
Missione compiuta.

Per qualche motivo, queste faccende mi interessano - si è capito. Sarà che, stavolta, è così italiano il modo di affrontare il problema [ma le analogie con il nostro paese finiscono qui - è inutile dire che programmi televisivi come quelli di cui si è parlato sarebbero impensabili da noi (il fallimento dell’unico tentativo che si è fatto parla da solo)] così italiano da non fare notizia nemmeno su repubblica.it .
Sarà, poi, che son giorni che provo a scrivere qualcosa di decente sulla tv e non ci riesco.
Vorrei farlo perché credo che discuterne seriamente sia importante. Sì, proprio per quello, perché vi vedo che alzate gli occhi al cielo, che dite “la televisione? Nel 2010?”.
Lascio stare le cifre [tranne una: l’informazione politica su internet (blog, forum, gruppi di Facebook) influenza gli italiani per il 2,1%. L’equilavalente di un primo piano di sei secondi della nuca di Paolo Bonaiuti], ma, ecco, dovrebbe essere del tutto ovvio quanto una discussione sulle forme e sui contenuti (sì, i contenuti) della tv sia più utile delle due pagine sull’epistolario Gadda-Contini di oggi su Repubblica. E io amo Gadda, ma, insomma.
Sembra assurdo che le analisi più accurate a riguardo risalgano a quasi quattro decenni fa, quando scrivevano Calvino e Pasolini, ma è così. I lavori di Nove & Co. negli anni ’90 sono stati una meteora.
Mentre dall’altra parte dell’Oceano ci si interroga sulle possibilità di un format e insieme sul (non) futuro di un certo tipo di tv [il target di Conan O’Brien è lo stesso che sta smettendo di guardarlo per taggare gli amici su Facebook], qui il consumo di tv [della tv del pomeriggio di Raiuno per le signore che “non chiederlo a me, sono solo una ragazza!” e della sera di Canale5 che è meglio lasciar stare] invece di calare aumenta [ovviamente con percentuali diverse nelle varie fasce d’età].
Di sicuro è un effetto della Crisi.
Sicuro come Pippo Baudo.

lunedì 11 gennaio 2010

[Il racconto del mese #2]

Incredibile a dirsi, questa cosa del racconto del mese va avanti.
Per gennaio abbiamo un pezzo che si intitola Appunti per uno studio sulla ritenzione narrativa e che ha scritto Heike.
Heike è un blogger e il suo blog è bello. E' qui su Blogger. Si chiama Il blog ottuso. Fateci un salto.
Heike, dicevamo, dice di sé: "Grafomane compulsivo, si rimanda alla di lui cauta autobiografia in sedici tomi".
Questo pezzo [continuo a chiamarlo pezzo perché non si tratta di un racconto in senso stretto, più che altro è uno psichiatra e un maldestro giovane-autore-esordiente che fanno a botte] ha dentro: due tizi al ristorante, Cavallo Pazzo, Luca Barbareschi e un cane parlante simpaticissimo. Non necessariamente in quest'ordine.
Lo potete leggere qui sotto (sempre se ci riuscite) o qui.



Prossimamente

Febbraio -- Un racconto di Alessandro Milanese che parla di un cigno, drogati, suore e Maurizio Costanzo.
Marzo -- Ancora non lo sappiamo. Se avete qualche idea voi, scrivete a lacollanadellaregina@gmail.com.

venerdì 18 dicembre 2009

[Il racconto del mese #1]

di  lia, gb, mt e ludmilla

Vorremmo pubblicare un racconto al mese.
Iniziamo con un racconto di gb perché era qui a portata di mano. Se volete evitare che questo errore si ripeta, potete mandarci qualcosa a lacollanadellaregina@gmail.com. Per ora accontentatevi di questo. Si intitola Dal balcone in giù. Si può leggere qui sotto (se avete la supervista) o qui.

giovedì 17 dicembre 2009

Dieci anni fa eravamo bambini

di  lia, gb, mt e ludmilla

In una delle riunioni di redazione più sanguinose della storia [come se noi facessimo davvero delle riunioni di redazione - come se tutto questo fosse vero], abbiamo scelto l'immagine che secondo noi meglio rappresenta questo decennio agli sgoccioli così com'è trascorso in Italia.
Ora, è ovvio che liste, canoni, elenchi, simboli sono sempre arbitrari e opinabili e questo e quello. Noi volevamo un'immagine [e volevamo che fosse un'immagine] che riguardasse potere, televisione [questo è stato un decennio televisivo, nonostante quello che dicono i proprietari di Mac. C'è gente che ancora non sa cosa sia Facebook. Lo giuro, l'ho vista], maschile e femminile, alto e basso, ironia, quel "lo so che non è vero ma è così", vuoto, una memoria condivisa, stupidità e un sacco di altre cose. Cose che sì, in questa immagine ci stanno.



[Uomini e Donne va in onda dal 1996 - l'avreste detto? -, ma il programma com'è adesso è nato nel 2001. Da quest'anno il termine "tronista" è entrato a far parte del dizionario Zingarelli.]

sabato 12 dicembre 2009

Ti regalo un po' di vocali

Non è che abbia mai capito benissimo come funzioni. Quello che ho capito è che mio padre ogni tanto manda dei soldi ai Bambini Poveri dell'Africa, via ActionAid. Loro in cambio mandano tantissima carta e, una o due volte l'anno, fanno compilare una specie di bigliettino di auguri a uno dei Bambini Poveri e glie lo spediscono.
Stavolta a scrivere è - se decifro bene i caratteri incerti segnati a matita - Karimu Issa Athumani. Non posso decifrare se sia maschio o femmina. Probabilmente su internet c'è un sito apposta [per capire il sesso dai nomi] ma, insomma.
Karimu vive nel villaggio di Dinyere, e il suo codice è T200300924. Probabilmente ci sarebbe da chiedersi cosa significhi questo codice, perché sia proprio sulla copertina di questo che abbiamo chiamato "bigliettino di auguri" - al posto, non so, magari dell'età -, se ogni Bambino Povero dell'Africa abbia uno di questi codici così poi tu chiami e dici Scusi, volevo sapere di Karimu, e ti rispondono Sì, non è che di Karimu ce n'ho uno/a solo/a, Signore, se mi dà il codice evito di leggermi tutto il catalogo. Ma, insomma.
Karimu scrive che conosce i capi del villaggio, che non ci stanno tante donne che fanno il capo "because they don't apply chances of leadership" [Karimu scrive in inglese], però a scuola sì, le ragazze fanno il capo. Forse Karimu è una ragazza.
Alla fine, prima di "Thank you very much", Karima scrive una cosa, una cosa che spiega il contenuto dell'altra pagina, che non avevo capito. Scrive: "Have a gift of some vowels for you". E nell'altra pagina c'è questo: