Visualizzazione post con etichetta lia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lia. Mostra tutti i post

sabato 18 settembre 2010

Cioranerie 3

La poubelle agréée. L'AMA, o il Comune, o tutti e due, o chi altro mi obbliga [nel senso proprio di "o questo o l'immondizia la lasci negli angoli, ché leviamo i cassonetti, ci sono i 'punti mobili di raccolta', vai a portare la spazzatura a loro' - a quando il primo caso di anziana donna sola trovata morta nel proprio appartamento dopo che i vicini si lamentavano della puzza e hanno chiamato il figlio che ha aperto la porta e ha visto un mucchio di immondizia e ha detto "ah, bene, non è andata a buttare la spazzatura" e poi sotto il mucchio ha trovato la vecchia morta?] mi obbliga, dicevo, a fare la raccolta differenziata dei rifiuti. Carta | Vetro, plastica, metallo | Materiali non riciclabili | Rifiuti organici. Come posso non pensare alla morte e a quello che (non) verrà dopo (?) se devo fermarmi a riflettere sul posto che occupa un cotton fioc usato, ogni cotton fioc usato? 

- - - -

Grammar Nazi. Un mendicante chiede "Una moneta da mangiare". Pensare "O ci metti una virgola o cambi la preposizione".

lunedì 30 agosto 2010

In morte di Blockbuster

Dagli archivi | 2008


Historic ‘Blockbuster’ Store Offers Glimpse Of How Movies Were Rented In The Past

venerdì 4 giugno 2010

Banfi, Bondi, Bart



Col Governo del "Non sono stato io" c'è da rimanere sempre sorpresi quando qualcuno si prende la briga di assumersi la responsabilità di qualcosa.
Per dire, due giorni fa era il due giugno, c'era la parata, a Roma. La parata militare, quella che manda in visibilio i vecchi, i nostalgici e qualche bambino di età compresa tra i cinque e sette anni: quella lì. Insomma, c'erano i carri armati che sfilavano, i cavalli che trottavano, quelli della Protezione Civile che salutavano e all'improvviso uno ha detto: "Fermi tutti! Fermi! Fermate il carroccio! Posate le alabarde! Maroni dove sta? Non l'ha chiamato nessuno? Possibile? Non gli avete lasciato nemmeno un post-it sulla scrivania? Gli facciamo uno squillo adesso?"
Ecco, il Ministro dell'Interno Roberto Maroni s'è perso la parata del due giugno. Qualcuno gli ha chiesto: "Com'è?" e lui gli ha detto: "Sei stupido? Sono tipo dieci anni che non ci vado! Per favore, lasciami in pace che inizia una replica di Nebbie e Delitti".

sabato 29 maggio 2010

Rasentare la satira

[...] Dato che l'intervistatore generalmente è uno specialista dell'intervista più che dell'autore in questione, la macchina funziona spesso secondo alcuni riflessi, cioè dei cliché intercambiabili, stock di domande tipo rispetto alle quali si è rapidamente costituito uno stock simmetrico di risposte tipo che riducono drasticamente l'imprevisto. In materia di finzione, la questione regina è: "Questo libro è autobiografico?", e la risposta regina: "Sì e no" (Barthes per Fragments d'un discours amoureux: "Sono io e non sono io"; Mauriac per Yves Frontenac: "Allo stesso tempo io e non io"; Sollers per Portrait d'un jouer: "Sì e no: è Philippe Sollers se fosse un personaggio di un romanzo"; più contorto, Truman Capote - e qui abbrevio: "I miei libri più autobiorafici non sono quelli che si pensa, ecc."). Altra domanda-cliché: "Ci sono delle chiavi?"; risposta-cliché: "Nessuna chiave: ci sono certamente dei modelli ma li ho confusi". "Ha subito l'influenza di X?" - "Assolutamente no, non l'ho mai letto"; o più perversamente, secondo la tecnica del controfuoco: "No, non di X, ma di Y, al quale nessuno ha mai pensato". "Il suo libro opera o illustra un ritorno a... (a Balzac, al racconto, alla psicologia, alla tradizione francese classica, a Kant, a Descartes, a Plotino...)?" - "Sì e no, la Storia avanza a spirale". "Scrivere questo libro l'ha cambiata?" - "Sì e no, si cambia mai veramente?" (Simone de Beauvoir, per Le Deuxième Sexe, risponde semplicemente no, risposta ingannevole). Alla domanda: "Ha impiegato molto tempo a scriverlo?", due buone risposte: "Sì, cancello in continuazione", e "L'ho scritto molto rapidamente dopo averlo a lungo portato con me". "Qual è il suo personaggio preferito?" - "Tal dei tali, perché è quello che mi assomiglia meno". Ma la domanda più produttiva, nelle interviste ai romanzieri, perché è quella che non si presta a risposte del tipo , no, o sì e no, consiste nell'esigere dall'autore che spieghi (come se non l'avesse, il più delle volte, già fatto troppo) il comportamento dei suoi personaggi. Molto rari quelli che, come Faulkner, hanno la fermezza di sottrarvisi.  La maggior parte, trasfigurati dall'urgenza, si lanciano in tentativi di motivazione saltando di palo in frasca e rifacendosi alla psicologia più triviale, con grande gioia del pubblico convinto di stare per penetrare negli arcani della creazione. E' il gran momento, il culmine della serata [...].


-- Gérard Genette, Soglie. I dintorni del testo

giovedì 20 maggio 2010

And that's what you missed

Un breve riassunto di quello che ci è capitato durante questi mesi settimane giorni di parziale inattività del blog.


Mentre gb spendeva sei euro e ottanta per inviare sette pezzi di carta via fax, ludmilla ha deciso di prendersi un e-book reader. E' andata nel negiozio di elettronica più vicino a casa sua, ha chiesto al commesso e lui ha risposto: "Cos'è un e-book reader?". Si è detta che ne comprerà uno più o in là, magari su ibs.it. Si è immaginata il pacco con dentro l'attrezzo e un coupon per cinque eruo di sconto se ne spendi almeno cinquanta - in e-book.
Nel frattempo, lia ha pensato che fosse una buona idea rimettersi a parlare con una sua vecchia fiamma. 
Non lo era.
mt ha trovato un cinema chiuso un paio di volte e questo l'ha depresso più del solito. Poi è iniziato a piovere ed è rimasto sempre a casa, a vedere film di Alfred Hitchcock e a sviluppare una dipendeza dal Gran Soleil al cioccolato. In quegli stessi giorni gb ha finito di leggere il Corsaro Nero, che languiva sul suo comodino da un mese.
ludmilla ha visto in tv gli spot per la giornata del libro con Saviano e Benedetta Parodi e ha pensato che questo fatto da solo basterebbe a mettere la parola fine a tutte le discussioni, mentre lia prendeva in simpatia i cinesi, che, a suo dire, stanno distruggendo la nostra economia offrendoci la possibilità di fare quello che in anni di democrazia e liberismo siamo stati educati a fare: acquistare un sacco di roba a due soldi.
Nel frattempo, mt usciva dal letargo. Una donna bioda, elegante, che non aveva mai visto prima, ha bussato alla sua porta e l'ha messo a parte di un terribile segreto prima di morire con un coltello conficcato nella schiena. Lui voleva che venisse fuori la verità, ma è stato accusato dell'omicidio della donna e si è visto costretto a fuggire. Per qualche strano caso del destino, gb l'ha incontrato al British Museum.
ludmilla ha visto quell'episodio dei Simpson [forse vede troppa televisione] in cui il signor Burns compra tutti i mezzi d'informazione di Springfield tranne il giornalino di Lisa, che prima di desistere dà seguito a tutta una serie di altri giornalini indipendenti. Homer commenta che in quel modo invece di un gigantesco gruppo che controlla il 90% dei media ci stanno centinaia di svitati che stampano le loro inutili opinioni [più o meno. La citazione corretta è: "See Lisa, instead of one big-shot controlling all the media, now there's a thousand freaks xeroxing their worthless opinions"]. Ha pensato alle piccole e medie case editrici italiane, ma, davvero, non voleva. E' stato più forte di lei.

domenica 2 maggio 2010

Un coupon per uno stupro gratis

Un losco figuro nei pressi dell'università ti si avvicina e ti dà - borbottando: "Non è il solito foglietto" - questo:

Scopri che gli studi di genere e il lavoro delle femministe sono finalmente serviti a qualcosa: la scusa per adescare  giovani studentesse represse.

[Il numero di telefono è oscurato perché non ero certa che nessuno avrebbe chiamato. Il cognome del tizio è oscurato per gioco - io dico che è Vittorio Messori, voi?]

domenica 18 aprile 2010

Disagi e bivacchi

"Toccami, Ciccio, ché mamma non c'è!" vs "Mamma! Ciccio mi tocca!"
[la Repubblica, 18 aprile 2010]

Gomorra è uscito negli Oscar. Solo dieci euro. 
Magari è la volta che lo leggo.

mercoledì 7 aprile 2010

Προς τόν απαίδευτον καί πολλά βιβλία ωνούμενον, o Adversus indoctum et libros multos ementem



Marcello Dell'Utri fa cultura.
Quando non fonda partiti, non concorre esternamente in associazione mafiosa [in primo grado], non froda il fisco [patteggiamento] e non tenta estorsioni [prescrizione], Marcello Dell'Utri fa cultura.
È il presidente della Fondazione Biblioteca di via Senato - che è anche casa editrice di libri "meritevoli di essere letti e riletti", come: Filippo Facci, Fumo negli occhi. Le crociate contro il tabacco e altri piaceri della vita, pp. 208, € 14 -, è il fondatore del Circolo dell'Utri di Milano - che, nonostante il nome, si dedica ad attività culturali e del tutto legali -, è il fondatore e l'editore del "settimanale di cultura" Il Domenicale - che nella sezione Approfondimenti del sito web pubblica interventi dai titoli eloquenti quali "A morte i critici e i giovani scrittori. Sono loro, insieme agli autori impomatati e agli editor furbi furbi, i colpevoli del degrado culturale. Nel mondo dei magazine e della televisione vince la mediocrazia. Anche nella letteratura" e "La fine del 25 Aprile. Sessant’anni di liturgia resistenziale e di mistica antifascista non sono bastati a fare di questa data il simbolo dell’identità italiana, che forse vale la pena di fondare altrove" e ancora "LA CENA DEI CRETINI. La rivoluzione francese ci ha lasciato solo il sistema metrico decimale. In compenso, nei salotti dei philosophes illuministi si gettarono le basi del razzismo. Con buona pace dei tanti progressisti, orfani del comunismo, che oggi amano definirsi nipotini dei Lumi" e poi (non poteva mancare) "Ciao Darwin - Il crepuscolo dell’evoluzionismo. Al mito dell’uomo-scimmia non crede più nessuno. Per primi gli scienziati. Perché allora insistere?".

lunedì 22 marzo 2010

Re: Re: Regina

Cara Regina,
sono rimasto particolarmente colpito dalle vicende che hanno scosso le Chiese di Irlanda e Germania. Mi riferisco ovviamente ai casi di pedofilia di cui tanto si parla in questi giorni. Ne sono rimasto colpito non solo perché ho ricevuto una solida educazione cattolica, ma perché uno dei membri della mia famiglia è un sacerdote.
Il fratello di mia nonna è il parroco del piccolo paese in cui sono cresciuto. Essendo mia nonna rimasta vedova molto presto, vive da quasi quarant'anni con il fratello, nella canonica. Questo per me ha significato (e significa) che ogni Pranzo della Domenica dalla Nonna si trasformasse (e si trasforma) nel Pranzo a Casa del Prete. Ora, Regina, non le sto a dire quali ripercussioni questo abbia avuto sulla mia crescita. Quello che mi ha fatto più riflettere in questi giorni è altro.
Ho realizzato che, nonostante il numero di preti coi quali, in tutti questi anni, ho diviso il pranzo sia incredibile, nessuno ha mai abusato di me.

mercoledì 24 febbraio 2010

Cioranerie 2

[Insipienza universitaria/universale/universalistica].

Laurearsi, oggidì, è una corsa a ostacoli - dove gli ostacoli sono: gli esami, le lezioni, l'istituzione universitaria in generale.

I laureandi parlano come quelli che hanno da poco perso un loro caro. "Devo trovare un modo per andare avanti"; "Mi sembra tutto inutile"; "L'importante è pensare a quello che viene dopo".

"Ti puoi fidare" nei manifesti elettorali di Emma Bonino. Il peggior slogan che si poteva scegliere. Se mi posso fidare posso anche non farlo - forse, anzi, dovrei.
Senza contare che è la frase che nei film pronuncia l'antagonista cercando di convincere il protagonista a tendergli la mano per non sprofondare nel burrone.
[Mi è servito a questo l'ultimo esame].

Gleeörgy Lukács - La cosa davvero sorprendente, in Glee, è l'uso degli stereotipi. I personaggi sono costruiti senza il minimo sforzo in direzione della tipicità. Sono mere funzioni narrative, tanto che a qualcuno non si sono nemmeno preoccupati di dare un nome. Flat characters anche quando sono al centro dell'intreccio.
[A questo mi son serviti tanti altri esami].

La cosa peggiore che potrebbe capitarmi adesso è qualcuno che si vanti di me.

giovedì 4 febbraio 2010

Guida per proteggere i tuoi santi

Ieri sera mi ha chiamato mia sorella [undici anni a marzo] e mi ha detto: "Hai visto Morgan?".
Mia sorella conosce Morgan perché guarda X-Factor. Per lei è uno della tv come quelli che leggono il telegiornale e Milly Carlucci. Forse l'ha visto una o due volte cantare, ma questo certo non basta a fare di lui un musicista, ai suoi occhi.
Stiamo seriamente parlando di Morgan?
Sì.
Primo, perché, da mia sorella decenne al Ministro della Difesa della Repubblica Italiana, tutti se ne sono occupati.
Secondo, perché l'affaire Morgan ci permette di fare luce su un momento molto delicato nella vita di ognuno, ovvero quando dobbiamo o ci sentiamo in dovere di difendere i nostri idoli.
Può succedere che si stimi qualcuno fino al parrossismo. L'oggetto di questa stima parossistica [adoro questo aggettivo] viene comunemente definito mito, o idolo. Dunque, può succedere anche che questo mito o idolo si cacci in qualche guaio. E non c'è bisogno che il mito/idolo sia in vita per farlo. Avete presente Pio XII? Bene.
Il caso di Morgan, a questo punto, ci è utile per la sua tipicità: il musicista rock/alternativo che dichiara di fare uso di sostanze stupefacenti. Un classico.
Ora, la sua posizione risulta leggermente aggravata dal fatto che negli ultimi anni Morgan è diventato un "personaggio televisivo", come si accennava all'inizio. Ma quello su cui ci concentreremo adesso è il modo in cui possiamo giustificarlo, o meglio, il modo in cui i suoi fan - le compiacenti bignardette (cit.) - possano farlo senza rendersi ridicoli.

Il modo sbagliato

Una delle strade più battute è stata quella della denuncia dell'ipocrisia. Morgan, nuovo Prometeo infiltratosi nel mondo degli Dei del Potere Televisivo, ha donato a noi tutti il fuoco della Verità, dell'Onestà, e senza ipocrisia si è rivelato per quello che è: un drogato.
Senza dubbio, nel sistema di valori delle società occidentali post-industriali, la sincerità è un valore positivo, ma in tal caso genera un paio di conseguenze poco piacevoli: 1) dire che Morgan è l'unico così sincero da ammetere di fare uso di droga implica che tutti gli altri invece lo facciano senza avere il coraggio di ammetterlo: sono due calunnie al prezzo di una; 2) basta confessare un crimine a renderlo meno grave? Se rubate una macchina e poi lo andate a dire ai Carabinieri, lo sconto della pena è per il favore che gli fate, non perché avete toccato il cuore del maresciallo.
Un'altra delle scuse più gettonate - nonché la più ovvia - è stata: Morgan è un musicista, un artista. Dovremmo smettere di ascoltare i Beatles perché si facevano le canne?
Per scrupolo di coscienza devo dire che Morgan come cantautore non mi è mai piaciuto. Mai. Ma questo non è importante. E' invece importane come questa strategia difensiva resusciti la figura dell'Autore, che credevamo morto da almeno quarant'anni.
Se infatti non si può giudicare [giudicare, che brutta parola. Di sicuro qualcuno sarà saltato sulla sedia leggendo giudicare. Noi non giudichiamo. E' questo che ci insegnano la religione e i programmi della De Filippi: non giudicare] se non si giudica, dicevo, un artista per il suo comportamento come uomo, allora non possiamo distinguerlo dalla sua opera, e l'opera acquista valore in relazione all'artista e non indipendentemente da esso. In altre parole, se ascoltiamo Transformer non dobbiamo ignorare che Lou Reed non riusciva neppure a stare seduto da solo mentre lo registrava, e che da Lou Reed, dal lui e basta, deriva la bellezza di Perfect Day, Walk on the Wild Side e Satellite of Love [come dalla gobba deriva il pessimismo cosmico].
Se così fosse, non potremmo trovare divertenti le commedie di Oscar Wilde se questi non fosse stato la checca pazzerella che tutti conosciamo, e, se John Lennon avesse fatto il bravo, invece di Lucy in the Sky with Diamonds ascolteremmo Sandy Eats Raw Tartar.
Sul rapporto droga-artista [un'idea tanto radicata quanto quella per cui i giovani, vittime di omicidio, erano simpatici allegroni pieni di amici e con un ardente entusiasmo per la vita (cit.)], rimando al saggio The Poet di Ralph Waldo Emerson.
Sulla difesa basata su: Morgan è un musicista, parliamo della sua musica, piuttosto, rimando al mio saggio intitolato La civiltà della vergogna, la civiltà della colpa, la civiltà berlusconiana.

Il modo giusto

Abbiamo dato un'occhiata agli errori più comuni in cui si può incappare cercando di riabilitare l'oggetto della propria stima parossistica [sì]. Vediamo ora quale può essere un approccio più corretto.
  • Lo hanno obbligato a farlo: sembra una scusa banale ma non lo è. Soprattutto, può essere arricchita di particolari che vanno dal pietismo ("Davvero, non voleva, poverino, mi fa una pena! Pensa che è pure astemio.") al complottismo ("Guarda, non si sa bene chi l'ha costretto, ma di sicuro è gente molto in alto, gente coi soldi. Ma scusa, uno che fa il cantante secondo te come se la potrebbe permettere la cocaina?").
  • Già si starà disintossicando: semplice. Bypassando il problema si punta tutto su una probabile - ma niente affatto certa - soluzione (vd. anche Leggi sull'immigrazione clandestina).
  • Ritirata: consiste nel ritrattare ogni affermazione di stima nei confronti del proprio idolo. Precedenti illustri: San Pietro, Gianfranco Fini.
  • La sua religione glielo impone: variante metafisica del primo punto. Impossibile controbattere senza abbattere tutte le divinità.

mercoledì 27 gennaio 2010

Ogni schermo è illuminato

Avete mai provato a contare quanti film ogni anno escono sull'argomento II Guerra Mondiale-Shoah-Memoria? Be', sono ancora parecchi - ancora nel senso che la letteratura, per dire, ha già smesso da un pezzo. Avete mai provato a contare quanti di questi film meritassero davvero di farsi vedere? Be', sono molto pochi.
Decidete quali delle seguenti prossime uscite potranno essere annoverate tra questi.


Il Colpo del Campo
di Wes Anderson

Lo stile inconfondibile del regista di Rushmore e i Tenenbaum al servizio di una storia ispirata a un fatto realmente accaduto. Bill Murray, Owen Wilson e Jason Schwartzman sono i tre autori del furto dell'insegna che con la scritta "Arbeit macht frei" campeggia all'ingresso del campo di concentramento di Auschwitz. I tre maldestri ladri, però, litigano costantemente tra loro, finché il personaggio interpretato da Schwartzman non cade da un sedia e per il colpo dimentica dove ha nascosto l'insegna. Dall'altra parte, a cordinare le ricerche vengono chiamati due investigatori impersonati da Anjelica Huston e Seymour Cassel, una volta marito moglie, ora divorziati. A complicare ulteriormente le cose arriva Natalie Portman nel ruolo di enigmatica donna del mistero, forse un fantasma, che perseguita i tre ladri, costringendoli ad affrontare le implicazioni morali del loro gesto.
Anche per quest'opera andersoniana ruolo fondamentale ha la colonna sonora, un sapiente mix di rock (Velvet Underground, Kinks, Rolling Stones) e musica klezmer.


Soluzione Finale
di Roland Emmerich

Il film, prodotto da J.J. Abrams e scritto da Drew Goddard (entrambi già firme di Cloverfield), è una assoluta novità nella filmografia del regista, non solo per il tema trattato ma anche per la scelta stilistica. Il maestro tedesco del catastrofismo, con un uso sorprendente della soggettiva, ci mostra la vicenda di due ebrei, interpetati da John Cusack e Sandra Bullock, durante la tristemente nota Notte dei Cristalli. Nessuna gigantesca esplosione, dunque, nè tornado o portali aperti sullo spazio-tempo; solo la fuga di due esseri umani terrorizzati da qualcosa di terribile che non riescono nemmeno a identificare - la furia cieca del mostro della violenza - che anche lo spettatore non vede se non nelle ultime scene del film.
Costato centosessanta miliardi di dollari (nonostante sia per lo più fatto di primissimi piani dei protagonisti e di nero perché è notte), Soluzione Finale rappresenta una grande scommessa per Emmerich e per Abrams. Quest'ultimo, reduce dai successi di LOST e Fringe, ha addirittura dichiarato che da questa esperienza potrebbe nascere una serie per la tv ambientata in un campo di concentramento in cui al gruppo di internati protagonisti succedono le cose più assurde. Probabile titolo: 174517.


Lunghi Coltelli
di Ferzan Ozpetek

Il regista turco-italiano, dopo La finestra di fronte, torna a parlare di omosessualità sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale. La rovente storia d'amore tra l'avvenente ebreo Magnus (Luca Argentero) e il soldato tedesco Ernst (David Kross), abilmente tenuta segreta dai due, sembra finire con la Notte dei Lunghi Coltelli. Ernst infatti sparisce, Magnus teme che sia stato anche lui vittima delle epurazioni e si mette sulle sue tracce, scoprendo che il soldato non era solo il suo amante, ma anche quello di molti tra i vertici delle SA. Nell'incessante ricerca della verità incontra Hans Blüher (Stefano Accorsi), scrittore noto già durante la Grande Guerra come teorico della "alleanza virile", nonché fervente antisemita e anch'egli vicino agli ambienti della Sturmabteilungen. Questi rivela all'ebreo che il soldato è vivo e li raggiungerà al più presto, ma nel frattempo il fascino di Magnus costringe Blüher a rivedere le sue posizioni. All'arrivo di Ernst, Magnus si ritroverà davanti a una durissima scelta da compiere: restare con lo scrittore o seguire il soldato in una località imprecisata della Polonia.
Il film, che già suscita polemiche, è anche un omaggio al cinema di Visconti e Fassbinder, oltre che all'anatomia maschile. Notevoli, in questo senso, le interpetazioni dei tre protagonisti: accanto a conferme ozpetekiane come Argentero e Accorsi, spicca David Kross, che aveva mostrato un bel pezzo di bravura nel film The Reader.


Annina
di Federico Moccia

Il regista figlio d'arte (figlio di Pipolo) e autore di best-seller Federico Moccia mette da parte le avventure erotiche con laidi quarantenni delle ragazzette di Roma Nord per raccontare una love story del passato riletta con gli occhi dei giovani d'oggi.
Protagonista è Annina, una ragazza come ce ne sono tante a Monte Mario, che per un compito di scuola deve leggere Il diario di Anna Frank. Dopo un primo approccio non facile (divertentissima la scena in cui Annina chiude il libro ed esclama esausta: "Ma nun la potevano trovà prima?"), la sedicenne si lascerà sempre più prendere dal racconto, complice anche l'aspirazione che la accomuna all'ebrea: il sogno di diventare scrittrice (e qui il regista e scrittore si abbandona all'autocitazione: Annina infatti, dichiarando di voler seguire le sue orme, dice: "Quer frocio me fa morì"). Annina si appassiona così tanto alla lettura del diario che addormentandosi sogna di essere lei stessa Anna Frank. La vediamo allora nell'achterhuis dell'edificio sul Canale Prinsengracht, vestita da reclusa, vivere la vita di cui da sveglia poteva solo leggere. L'attenzione si focalizza in particolare sulla tenera storia d'amore con Peter van Pels, il timido e introverso giovane coinquilino, e sulla rivalità con la sorella Margot, che Annina/Anna sospetta voglia rubarle il ragazzo.
Nel cast Alessandra Mastronardi (Annina/Anna), Raoul Bova (Otto Frank), Federico Costantini (Peter), Lunetta Savino (la madre).

mercoledì 20 gennaio 2010

Generatore di Post Ironistico-Sentimentali "Pulsatilla 9000" | Test 0.1

C'è un momento magico nella vita di ogni studentessa universitaria che si chiama: Attesa Prima di un Esame.
Cioè, forse non è così proprio per tutte. Magari voi siete di quelle che smettono di lavarsi i capelli due mesi prima dell'appello, o impongono a sé e al proprio ragazzo l'astinenza per poi darla al primo che capita giusto la sera prima, così, "per scaricare la tensione". Comunque, tu, unica, che non sei tra queste, sai a cosa mi riferisco.
Parlo di quella intesa che si crea tra te e un ragazzo che non avevi mai visto prima, oppure che avevi visto ma avevi preferito dimenticare, mentre insieme aspettate di essere chiamati dall'assistente del professore che di sicuro storpierà il tuo cognome.
Chiaramente, affinché questo avvenga, devi essere sicura di non incontrare nessuno che già conosci, in particolare quella mezza matta che al corso si sedeva sempre vicino a te per parlare dei suoi problemi con le coinquiline e poi chiederti una fotocopia dei tuoi appunti. Devi anche stare attenta a non attirare l'attenzione di una delle studentesse che si identificano nelle tipologie prima accennate. Se sarai brava, forse l'unico studente interessante presente si siederà sul pavimento lurido del corridoio del dipartimento di italianistica accanto alla panchina dove sei seduta tu.
Dico forse perché se sei iscritta a una facoltà come Lettere sai meglio di me quanto sia difficile trovare ragazzi che non siano gay, freak, o buzzurri del basso Lazio che frequentano la Città Universitaria solo per le canne e le studentesse di Scienze della Cominicazione. Magari sei scettica, starai dicendo "Sì, i soliti stereotipi". Be', non vorrei deluderti, ma, ecco, è esattamente così.
Tornando a noi, diciamo, per ipotesi, che del tutto ipoteticamente un ragazzo che potrebbe fare al caso tuo ti si avvicini.
Tu sei lì che fai finta di ripassare e lui ti chiede: "Sei qui per l'appello di ***?". Rispondi di sì.
A questo punto, le possibilità sono tre:
1) vuole solo sapere se si trova nell'edificio giusto;
2) vuole scambiare quattro chiacchiere con l'unica ragazza che potrebbe fare al caso suo (cioè che non sembra lesbica, troppo zoccola, troppo timorata di Dio o troppo timorata del trenta e lode);
3) vuole che qualcuno gli ripeta quello che lui non ha studiato bene.
Se ti trovi di fronte a un 2 (e anche se ci fosse un pizzico di 3 non sarebbe poi la fine del mondo) ce l'hai fatta.
[Certo, su tutto il procedimento va apposto il bollino "e viceversa": puoi benissimo essere tu a fare la prima mossa. Tutto dipende da chi arriva prima.]
Per farlo sentire a suo agio gli dici che non sai niente, che più ripassi più ti sembra di non ricordarti nulla. "Le date, poi... se me le chiede è la fine".
Come previsto, lui ripete esattamente le stesse cose. Certo, non sai ancora se è serio o se, come te, è cosciente del fatto che alla fine prenderà un voto comunque superiore al ventotto. Decidi che è meglio approfondire. Spari date e nomi a caso.
"Qual era il romanzo uscito nei Gettoni?".
"Oddio, non mi ricordo dov'era stato prima di laurearsi in Lettere".
"I capitoli erano dodici o quindici?".
Se le risposte sono per lo più giuste, questo ragazzo ha tutto.
Dalla materia passate a parlare dei vostri assurdi metodi di studio. Lui ti dice che alla fine si ricorda solo le cose più stupide. Gli basta leggerle una volta, senza sottolinerarle e niente, e se le ricorda per sempre. "Tipo, mi ricordo che l'aspirapolvere è stata inventata nel 1908". Tu sorridi, anche se sai che non c'è motivo per farlo. Continuate a ricoprirvi di ridicolo e a ridere dove non serve finché non tocca a lui. Gli dici "In bocca al lupo". Lui non ti risponde. Ti viene in mente come per la prima volta da settimane che oggi hai un esame.
Quando entri nell'aula in cui il professore interroga trovi lui che verbalizza il suo voto con l'assistente. Vi guardate. A gesti gli chiedi com'è andata. Lui sorride. Se quando uscirai da quell'aula lo troverai ad aspettarti, be', ecco, ci siamo capite.
Il professore ti regala un trenta. L'assistente sbaglia a scrivere luogo e data di nascita sul verbale, corregge e ti fa firmare. Prendi il foglio, saluti e esci.
Lui è ancora lì.
"Com'è andata?".
"Bene. Trenta. Tu?".
"Trenta e lode".
Ok, forse ha esagerato, ma non ti importa. Una ragazza ti assale. "Allora? Te l'ha chieste le fasi? Che t'ha chiesto? Te l'ha chieste le fasi?". Lui dice "Andiamo?". Lo segui. Ovviamente non sai dove state andando.
Ti porta in giro per dipartimenti dei quali tu non potevi nemmeno immaginare l'esistenza. Parlate, ridete. Ricordati solo di mantenere un certo contegno.
Incontrate una persona che conoscete tutt'e due. La salutate. Quando ve ne separate lui dice "*** mi mette sempre una certa ansia", che è esattamente la cosa che tu pensi di ***.
Uscite dalla facoltà. Dici: "Comunque non ci siamo nemmeno presentati".
"Infatti".
"Io sono [inserisci il tuo nome]".
"Piacere, ***".
"Va be', adesso devo andare, il mio ragazzo mi apetta qui fuori".

lunedì 4 gennaio 2010

La prima interessantissima querelle letteraria dell'anno

Suscita scalpore il progetto lanciato dal blog della casa editrice romana Minimum Fax, minima&moralia: creare una Lega delle piccole e medie case editrici che popolano la penisola, la Pli'n'Plì (da Più libri. Più liberi, la fiera della piccola e media editoria che si tiene ogni anno proprio a Roma). Secondo gli ideatori dovrebbe essere "un'occasione unica di autocoscienza, la creazione di una rete di scambi di idee e manodopera a basso costo - magari di stagisti". Dopo solo un'ora dalla pubblicazione del post in cui si parla della Pli'n'Plì, sono quindicimila gli editori che si dimostrano interessati: una piccola parte, che lascia però ben sperare.
Quando le case editrici che aderiscono toccano quota quarantamila (un terzo del totale) e a Minimum Fax si preparano a brindare, sorgono le prime complicazioni. Un anonimo traduttore di manuali di self-help denuncia che, sottoscrivendo il patto-Minimum (o, come viene presto ribattezzato, il MinCulPax), tutte le traduzioni dall'inglese e "da altre lingue da concordare con gli editori stranieri" sarebbero state affidate a Martina Testa. Da Ponte Milvio non arrivano smentite: in effetti, la clausola-Testa si ritrova in una minuscola nota a piè di pagina nel PDF dello statuto della Lega Pli'n'Plì scaricabile dal loro sito, nota leggibile solo quando Adobe Reader non fa le bizze. Con la scoperta di altre note simili a questa, non tardano ad arrivare altre polemiche.
Gianni Biondillo su Nazione Indiana scrive: "VOGLIO NOMI E COGNOMI! Voglio prove, documenti, fatti, non sottintesi, ammiccamenti, strizzatine d’occhio". Gilda Policastro, sullo stesso blog, ribatte: "Nomina sunt consequentia rerum". Dalle pagine del Primo Amore, Carla Benedetti commenta: "È una mania tutta italiana quella di fabbricarsi dei piccoli teoremi storico-epocali per magnificare ciò che si fa". Per Wu Ming I si tratta di: "Gente ancora convinta di trovarsi all’epicentro dei processi di legittimazione culturale, quando invece è ai margini estremi di una periferia dei discorsi e - soprattutto - delle pratiche. Tutto avviene già altrove". Vibrante la denuncia di Loredana Lipperini: "Un tantino desolante".
Mettendo insieme i pezzi viene fuori che il vero progetto di Minimum Fax è quello di asservire l'intero complesso della piccola e media editoria, allo scopo di pubblicare libri i cui titoli, letti uno di seguito all'altro, formino l'opera omnia di Raymond Carver. Per esempio, la casa editrice Nutrimenti sarebbe stata costretta a pubblicare un volume sulla politica italiana degli ultimi vent'anni dal titolo C'era questo cieco; Un amico di mia moglie sarebbe stato, per contratto, un libro di Giulio Perrone; per la collana "Haiku" di Empiria sarebbe uscito Che doveva arrivare per passare; La notte da noi sarebbe stato un romanzo ambientato nel mondo delle gang-bang edito da Las Vegas Edizioni.
Tocca a Luca Briasco risolvere la questione. Ospite di Fabio Fazio, l'editor Einaudi propone di sacrificare una ciocca della sua folta capigliatura pur di vedere ristabilito l'ordine tra i Piccoli Editori e i Medi Editori (nel frattempo scissi in queste due fazioni - i primi invocando la bancarotta per Minimum Fax, i secondi puntando alla bancarotta fraudolenta). Si arriva ad un accordo: portavoce delle case editrici (solo uno ciascuna, altrimenti non c'è spazio) si riuniscono allo Stadio Olimpico di Roma. Al centro del campo, un paio di forbici posate su un'ara e Luca Briasco con una mantellina rosa da coiffeur. Le lame, ora brandite dalla parrucchiera Cinzia, scintillano ai flash dei reporter di Nuovi Argomenti e TuttoLibri, quando un dirigibile targato ilmiolibro.it oscura il cielo sopra lo stadio gremito. Dal dirigibile iniziano a cadere degli oggetti. Sembrano fogli di carta, da lontano - ma no, sembrano libri, agende, lettori dvd, iPhone.
Sbagliato: sono e-book reader.

giovedì 17 dicembre 2009

Dieci anni fa eravamo bambini

di  lia, gb, mt e ludmilla

In una delle riunioni di redazione più sanguinose della storia [come se noi facessimo davvero delle riunioni di redazione - come se tutto questo fosse vero], abbiamo scelto l'immagine che secondo noi meglio rappresenta questo decennio agli sgoccioli così com'è trascorso in Italia.
Ora, è ovvio che liste, canoni, elenchi, simboli sono sempre arbitrari e opinabili e questo e quello. Noi volevamo un'immagine [e volevamo che fosse un'immagine] che riguardasse potere, televisione [questo è stato un decennio televisivo, nonostante quello che dicono i proprietari di Mac. C'è gente che ancora non sa cosa sia Facebook. Lo giuro, l'ho vista], maschile e femminile, alto e basso, ironia, quel "lo so che non è vero ma è così", vuoto, una memoria condivisa, stupidità e un sacco di altre cose. Cose che sì, in questa immagine ci stanno.



[Uomini e Donne va in onda dal 1996 - l'avreste detto? -, ma il programma com'è adesso è nato nel 2001. Da quest'anno il termine "tronista" è entrato a far parte del dizionario Zingarelli.]

sabato 12 dicembre 2009

Analisi storica matriciale del precariato

Di Catone & Lorentz

[Su Linus di questo mese - sì, lo sappiamo che le edicole non esistono più. Si faceva per dire. Lo trovate anche su linus.net]. [Cliccando si vede più grosso].

venerdì 11 dicembre 2009

Usa le virgole responsabilmente