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giovedì 24 giugno 2010

America's Next Top Novel*

Proprio ieri dicevo che la Nazionale non era spacciata e anzi, prevedevo una ripresa. Questo significa a) che porto più sfiga di gb; b) che ora che i Mondiali per l'Italia sono finiti possiamo tornare a parlare di cose che non interessano a nessuno, per esempio:
Ne avevamo accennato un mese fa e ora, con un sacco di tempo di ritardo, ci torniamo.
E' uscita la lista dei 20 under 40 del New Yorker. 

lunedì 24 maggio 2010

Cotto e mangiato

Compro più libri di quelli che posso leggere. Nel senso che non aspetto mai di arrivare alla fine di un libro per prenderne un altro, col risultato che accumulo volumi che forse dopo, appena ho finito questo, oppure no, dopo quest'altro che ho sul comodino, ma prima veniva quello che mi è arrivato ieri, no, no, aspetta, leggo questo e poi, forse, se me lo ricordo, gli altri li leggerò.
Perché lo faccio? Non lo so. Probabilmente non sono l'unico. Credo che molto dipenda dalla scarsa confidenza che ho io e hanno gli italiani in generale con le biblioteche [che per parte loro sono diffuse poco e male sul territorio, o sono poco fornite, ho vi prestano un libro solo se gli fornite un paio di faldoni di documenti sul conto vostro e della vostra famiglia, insieme a uno scritto in cui dovete parlare di voi e del perché vi piace leggere] - e non ci vanno di mezzo solo le biblioteche: i libri preferisco non farmeli prestare da nessuno e non li presto volentieri a nessuno. Ogni volta mi dico: "E se poi mi viene in mente una cosa, una frase, un titolo, e non posso andare a controllare sulla pagina?". Ecco, questo mi sarà successo tre o quattro volte in ventidue anni di vita, ma è quanto basta. E non posso giustificarmi con qualche scompenso o robe del genere, robe del tipo "Quando sono depresso compro un libro" [pronunciato come fossi un personaggio di Sex and the City]. Io quando sono depresso, triste, o mi sento solo, abbandonato da tutti, o un fallimento totale - in tutti questi casi, mangio. Solo una volta ho comprato una cosa: caffè.

Tutto questo per dire che ho un sacco di libri che non ho tempo di leggere. 
Questa rubrica poteva chiamarsi anche così, I libri che non ho tempo di leggere, invece si chiama Cotto e mangiato, con una simpatica e ironica allusione al best-seller di Benedetta Parodi, perché è una rubrica simpatica e ironica. Adesso cominciamo - il gelato si sta sciogliendo.

martedì 27 aprile 2010

Delitto per delitto


A Walter Scott - Sir Walter Scott - non piaceva dire che era uno scrittore. Oppure era un grande fan dell'anonimato.
Per dire, non solo si inventava come autore fittizio di Ivanhoe tale Lawrence Templeton, ma faceva scrivere a lui una lettera di dedica al reverendo dottore Dryasdust, antiquario residente a Castlegate, York - un altro tizio immaginario. Qualche romanzo dopo, The Fortunes of Nigel si apriva con una lettera-introduzione ancora a Dryasdust, scritta dal capitano Cuthbert Clutterbuck, che del romanzo in questione non si nominava autore ma "padrino", nel senso che in una libreria aveva incontrato "l'autore di Waverly" [cioè Scott, al massimo del suo protagonismo] che lo investiva di tale onore. I ruoli si invertivano in Peveril of the Peak, dove Dryasdust scriveva una "lettera in forma di prefazione" a Clutterbuck in cui si parlava di un altro incontro con "l'autore di Waverly" [definito dall'antiquario "nostro padre comune"]. 
In Quentin Durward, poi, andava in scena il delirio. Il romanzo, anonimo, era preceduto da una prefazione, sempre anonima, nella quale il prefatore raccontava di essere stato in Francia, da un suo amico - un marchese - che aveva insinuato che The Bride of Lammermoor [romanzo pubblicato con il nome di Jedediah Cleishbotham] fosse stato scritto da Walter Scott. L'anonimo autore della prefazione rispondeva piccato che non poteva essere affatto così, primo, perché Scott era uomo troppo distinto per essere il responsabile delle "leggere opere che il pubblico ha voluto attribuirgli", secondo, perché in realtà era lui, l'anonimo prefatore, che aveva scritto quel libro e le altre opere leggere [ma questo, per fortuna, al marchese non lo diceva - voleva mantenere il segreto]. 

domenica 18 aprile 2010

Disagi e bivacchi

"Toccami, Ciccio, ché mamma non c'è!" vs "Mamma! Ciccio mi tocca!"
[la Repubblica, 18 aprile 2010]

Gomorra è uscito negli Oscar. Solo dieci euro. 
Magari è la volta che lo leggo.

mercoledì 14 aprile 2010

Le recensioni su aNobii: la recensione

Forse l'avrete sentito, ma il prossimo Nobel per la pace potrebbe andare a Internet. [Inserire battuta contenente i seguenti elementi: internet, dinamite, porno, nobel]. Nel caso non dovesse essere insignita di tale riconoscimento, l'Internet sappia che per almeno una cosa ["oltre al porno", facoltativo] le siamo tutti riconoscenti: il coming out degli idioti.
E' solo grazie a Internet se, per la prima volta nella storia dell'Umanità, siamo davvero in grado di renderci conto di quanti stupidi popolino il pianeta. Internet ci ha dimostrato che dando a chiunque la possibilità di esprimersi e di farsi ascoltare, nessuno preferisce tacere  e lasciare che gli altri pensino che è un idiota. Proprio nessuno.
I social network - sancta sanctorum della demenza - ce lo confermano a ogni status update.

lunedì 12 aprile 2010

God hates us all



D: Dunque, da cosa possiamo cominciare? OK, intanto diamo il benvenuto a Laura Del Fiore. Ciao Laura.

R: Ciao ragazzi.

D: Laura Del Fiore, per chi non lo sapesse - ma chi non lo sa? - è la protagonista della fiction di successo di Raiuno Tutti Pazzi Per Amore, giunta alla seconda stagione. Giusto?

R: Esatto.

D: Ma oggi siamo qui per parlare del suo libro, perché Laura è anche scrittrice. Il libro si chiama Innamorate pazze, è edito da Rizzoli per la collana 24/7 e da poco è uscito in libreria. Allora, Laura, intanto ti chiedo perché sei passata a Rizzoli, lasciando l'editore che, nella serie, ti ha portata al successo, Castoni.

R: Beh, ecco, è più semplice di quanto si pensi. Castoni mi ha scoperta e gli devo il mio successo come autrice, ma in effetti non aveva una giusta distribuzione. A livello nazionale, dico. Principalmente, poi, è che non esiste.

D: Stai dicendo che una casa editrice senza una adeguata distribuzione è come se non esistesse?

R: No, no. Cioè, volevo dire che Castoni, come casa editrice, proprio non esiste.

mercoledì 7 aprile 2010

Προς τόν απαίδευτον καί πολλά βιβλία ωνούμενον, o Adversus indoctum et libros multos ementem



Marcello Dell'Utri fa cultura.
Quando non fonda partiti, non concorre esternamente in associazione mafiosa [in primo grado], non froda il fisco [patteggiamento] e non tenta estorsioni [prescrizione], Marcello Dell'Utri fa cultura.
È il presidente della Fondazione Biblioteca di via Senato - che è anche casa editrice di libri "meritevoli di essere letti e riletti", come: Filippo Facci, Fumo negli occhi. Le crociate contro il tabacco e altri piaceri della vita, pp. 208, € 14 -, è il fondatore del Circolo dell'Utri di Milano - che, nonostante il nome, si dedica ad attività culturali e del tutto legali -, è il fondatore e l'editore del "settimanale di cultura" Il Domenicale - che nella sezione Approfondimenti del sito web pubblica interventi dai titoli eloquenti quali "A morte i critici e i giovani scrittori. Sono loro, insieme agli autori impomatati e agli editor furbi furbi, i colpevoli del degrado culturale. Nel mondo dei magazine e della televisione vince la mediocrazia. Anche nella letteratura" e "La fine del 25 Aprile. Sessant’anni di liturgia resistenziale e di mistica antifascista non sono bastati a fare di questa data il simbolo dell’identità italiana, che forse vale la pena di fondare altrove" e ancora "LA CENA DEI CRETINI. La rivoluzione francese ci ha lasciato solo il sistema metrico decimale. In compenso, nei salotti dei philosophes illuministi si gettarono le basi del razzismo. Con buona pace dei tanti progressisti, orfani del comunismo, che oggi amano definirsi nipotini dei Lumi" e poi (non poteva mancare) "Ciao Darwin - Il crepuscolo dell’evoluzionismo. Al mito dell’uomo-scimmia non crede più nessuno. Per primi gli scienziati. Perché allora insistere?".

lunedì 29 marzo 2010

Fitzgerald si rivolta nella tomba

C'erano così tante cose che un tempo avevo desiderato! Il problema è che quando uno è giovane non ne sa mai abbastanza: ti dicono bugie in continuazione, in cento modi diversi, e così ti incasinano le idee su come è fatto il mondo; quando immagini la vita che vorresti, immagini cose che non esistono. Se fossi potuto tornare indietro a spiegare al me stesso di tanti anni prima quali erano le alternative vere, quali sarebbero state le vere conseguenze di certe decisioni, quel ragazzo avrebbe saputo cosa scegliere. Ma all'epoca non lo sapevo; e adesso, che lo sapevo, la mia mente era troppo zeppa di inutili informazioni di contorno, e  legata a interessi particolaristici, e io ero confuso.

lunedì 15 marzo 2010

Intervista esclusiva a Davide Maestro

Non posso negare di essere in ansia per l'incontro con Davide Maestro. Sono la prima ad intervistarlo faccia a faccia, da quando ha deciso di rinunciare ai messaggi in codice nascosti tra le pagine dei quotidiani cui affidava le risposte alle domande che dovevano essergli recapitate tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.
La sua agente mi ha spiegato che la rinuncia è avvenuta dopo la discussione con Paolo Di Stefano e il Corriere della Sera. Sembra infatti che Di Stefano avesse interpretato come messaggio di Maestro le prime lettere di ogni riga di un articolo sull'Isola dei Famosi, mentre la risposta dello scrittore era da leggersi collegando le prime lettere di ogni riga di un articolo sull'alopecia. "La cosa assurda", mi ha detto l'agente, "è che quello che veniva fuori in entrambi i casi era identico."

sabato 6 marzo 2010

Sull’editoria a pagamento

di Ernesto Baj*

Basta, davvero! Non riesco a capire chi consacra la propria vita alla “lotta all’editoria a pagamento”. Che cos’è l’editoria a pagamento? Semplice, esistono delle case editrici che fanno pagare i libri che stampano, a chi quei libri li scrive. Quindi non li vende a chi li leggerà, ma direttamente all’autore del testo. Con qualche migliaio di euro ti spediscono a casa qualche centinaio di copie. Questo è. Ebbene, in Rete esistono forum, siti, editori che della “lotta” a questo fenomeno fanno la propria bandiera, e a questa lotta, così parrebbe, consacrano la propria vita. Non all’inquinamento globale, o agli allevamenti intensivi di polli, dove un pollo diventa macellabile a ventiquattro giorni dalla propria nascita, o alla totale mancanza di una politica culturale nel nostro Paese. No, il più grande problema dell’umanità, per questa gente, è che qualcuno spenda i propri soldi per vanità. Ok, è un problema. Ma allora tanto vale prendersela con chi compra un SUV, spendendo tre volte i denari che spenderebbe per un’utilitaria, e inquinando il triplo. Oppure sarebbe meglio avere qualcosa da dire contro l’ultima geniale riforma della Scuola, che ha istituito il Liceo coreutico dove si impara a ballare e cantare, e che è, a tutti gli effetti, un Amici di Maria de Filippi per under diciotto. Sì, perfetto, insegnamo ai ragazzi italiani a ballare e cantare, diamo loro gli strumenti per il mondo dello spetaccolo, l’importante è che non paghino per pubblicare un loro libro. E pazienza se agli esami di maturità porteranno Salsa e Merengue. Fra l’altro il coreutico, indirizzo danza, prevede quattro ore di italiano a settimana, contro le otto di tecniche della danza, le quattro di laboratorio coreutico e le tre di coreografia. Due ore di Storia contro tre di storia della danza e della musica. Non dovrebbero esserci problemi, questi ragazzi non dovrebbero andare ad ingrossare le fila dell’editoria a pagamento. E allora, evviva il Liceo coreutico e abbasso l’editoria a pagamento!

*Ernesto Baj mi ha mandato questo pezzo chiedendomi di pubblicarlo e io ho obbedito perché ha amici potentissimi. No, scherzo. Potrebbe benissimo essere uno di noi. [gb]

venerdì 5 marzo 2010

Col lanternino

Siamo una nazione di fini autori di gesti. Uomini e donne che trascendono con piccole azioni, un popolo condannato a creare poesia. Io non sono diverso, e mi muovo goffamente all'interno di quella tradizione grandiosa. I nostri eroi saltano con i loro destrieri su precipizi montani, cadendo incontro a una morte gloriosa. Si iniettano del veleno e languiscono in nome del progresso medico. Inevitabilmente i nostri eroi muoiono, o muoiono le loro speranze, e questo è un malinconico motivo di vanto per il nostro popolo paziente. Come e quando, il metodo e il momento per una sconfitta finale e solitaria. E' l'arte in cui eccelliamo di più.

[Daniel Alarcón, "Una tecina per rimanere soli"]

Daniel Alarcón non è un idiota. Ha vinto dei premi, delle borse di studio. I suoi racconti sono stati pubblicati dal New Yorker, da Harper's e da McSweeney's. Nel 2007 [quando ha trent'anni] è tra i ventuno del Best of Young American Novelists di Granta.
Non è un idiota.
Se volete leggere, in traduzione, qualcosa di suo, trovate Guerra a lume di candela, una raccolta di racconti, l'esordio. L'editore è Terre di mezzo.
Se l'avete letto, vi è piaciuto, e vi vorreste dedicare al suo secondo libro, il romanzo Lost City Radio, be', sono cazzi vostri. Ché se i racconti almeno un piccolo editore s'è degnato di pubblicarli, del romanzo sembra non esserci traccia, in Italia. Googlando a destra e a manca si scopre che lo doveva aver pubblicato Rizzoli addirittura nell'autunno del 2008, ma sul sito della casa editrice se cerci Alarcón non ti rispondo nemmeno. Il che può significare tre cose: o a Rizzoli non hanno mai sentito parlare di questo tizio [io voto per questa], o hanno comprato il libro ma poi hanno pensato che era meglio lasciarlo nel cassetto, o l'hanno pubblicato, ma in un universo parallelo in cui Rizzoli è ancora una gloriosa casa editrice [un universo in cui Angelo Rizzoli non è morto e non ha avuto figli].
Del resto, è così che si costruisce un pubblico di lettori: pubblicando bei libri e dando collane che hanno fatto la storia in mano ad anziani senza collo.

mercoledì 24 febbraio 2010

You can write books about anything

[Trovato qui]

martedì 16 febbraio 2010

Mi fai una domanda su Avatar?

Un'intervista a Enrico Piscitelli, enpi, e-. Quello di MilanoRomaTrani, quello che ha pubblicato racconti un po' ovunque sul web e sui fogli di carta, quello che ha curato un'antologia memorabile, quello che cura la collana di "narrativa densa" novevolt insieme a Alessandro Raveggi.
Enrico Piscitelli.
Se volete vedere due maschi bianchi italiani tra i ventuno e i cinquatacinque anni che parlano di e-book, responsabilità, i Puffi, il Mondo, Guy Debord, Linus, umiltà, necessità, assenza di epos e un sacco di altre cose e non si capisce mai bene quello che dicono, be', non so che dirvi.
Solo, cliccate Ulteriori informazioni.


sabato 13 febbraio 2010

And, in the end, the love you take is equal to the love you make

Qualche suggerimento per i biglietti di San Valentino.

 

lunedì 1 febbraio 2010

Ultimo giorno dell'ultima licenza


Essere a Cornish, nello studio di J.D. Salinger, fa un po' lo stesso effetto di toccarsi nella sagrestia di una chiesa.
Siamo qui su invito di Phyllis Westberg, l'agente, Marcia B. Paul, l'avvocato, e Matt, il figlio. Io, in realtà, ci sono per sbaglio. Tornavo a casa dopo essere stata alla presentazione dell'iPad quando il mio aereo è stato fatto atterrare nel New Hampshire causa allarme-bomba [ma era solo un calabrese che non riusciva ad abbottonarsi i pantaloni]. Chiedendo informazioni per l'Holiday Inn più vicino sono finita in quello in cui alloggiavano gli emissari del maggiore gruppo editoriale italiano, che quando hanno visto che me la cavavo bene con l'inglese mi hanno chiesto di accompagnarli. "Ma tanto a gesti ci saremmo fatti capire lo stesso", hanno sottolineato.
Lo studio dello scrittore, dicevo, mette in soggezione. Le pesanti tende di velluto nero alle finestre, i numerosi papiri in sanscrito accatastati ovunque, una serie di barattoli di vetro che sembrano contenere urina, un orologio rotto, un teschio: tutto questo, sommato al forte odore di incenso e brillantina, rende l'ambiente forse poco adatto alla riunione. "Del resto", ci spiega il figlio, "tutte le altra stanze le abbiamo affittate a studenti della Dartmouth".
Tutto sommato non si sta stretti. I convenuti sono giusto una decina: c'è l'editor di Little, Brown & Co., un paio di persone da Hachette, due per HarperCollins, i due tizi del maggior gruppo editoriale italiano insieme a me, un signore tutto vestito di nero per Bertelsmann, e per Random House, Knopf e Pantheon un'altra persona.
"Dunque", esordisce l'agente, "siamo qui riuniti, oggi, per parlare degli inediti di J.D. Salinger. Cominciamo col dire che Salinger, Dio lo abbia in gloria, non ha più messo mano al testamento dalla metà degli anni Cinquanta, il che vuol dire che la persona che, stando al suo volere, dovrebbe curare la pubblicazione di questi inediti è Ernest Hemingway. Tutti quelli che, secondo le sue indicazioni, avrebbero potuto farlo al posto di Hemingway sono morti. Perché Salinger non abbia stilato un nuovo testamento dopo il '61 non ci è dato saperlo", e guarda di sottecchi l'avvocato, "fatto sta che, in accordo coi famigliari, si è deciso di mettere tutto in mano al miglior offerente. Questa però non è un'asta. L'asta dovrebbe tenersi tra qualche mese a New York, al Madison Square Garden. Oggi avrete solo un'anteprima, un assaggio di questi manoscritti."
Si ferma. Osserva l'uditorio. Inforca gli occhiali. L'unico rumore nella stanza è la musica dei Panic at the disco che viene da una delle camere affitate agli studenti.
"Allora", riprende, "cominciamo col dire che gli inediti veri e propri sono diciassette. Dico veri e propri perché sembra che negli ultimi trent'anni Salinger non abbia fatto altro che ricopiare pari pari, a mano, tutti i classici della letteratura. C'è il manoscritto di Guerra e Pace, quello della Recherche, quello del Decameron, quello del Don Chisciotte e molti altri. Comunque organizzeremo un'asta anche per questi. Non si sa mai", sorride.
"Gli inediti veri e propri, dicevo, sono diciassete. Di cosa si tratta? Romanzi, tre; il resto sono racconti, la maggior parte lunghi. Vi dico subito che non c'è il Grande Romanzo della famiglia Glass, come qualcuno forse s'aspettava, ma dieci dei quattordici racconti parlano di loro. Uno, intitolato The middle passage of the old ladies, ha per protagonisti i gemelli Walt e Waker. Waker torna in un altro racconto lungo in cui è la voce narrante e descrive la sua vita al convento e le sue avventure prima dell'ordinamento. C'è un racconto intitolato Zachary Martin go to America che parla delle prime esperienze di Zooey a Hollywood e ce n'è un altro sulle prime esperienze lesbo di Franny. C'è un racconto, Beatrice getting married, in cui Buddy racconta del divorzio di Boo Boo, causato dalla pubblicazione di un racconto dello stesso Buddy - un altro degli inediti, nella realtà - in cui parlava di una scappatella della sorella. Tre dei racconti sono tutti su Buddy: in uno lo vediamo mentre prepara una lezione da tenere al college femminile, in un altro mentre abborda una studentessa dopo la lezione, nel terzo mentre è casa con la studentessa per, insomma, ci siamo capiti. Il racconto lungo forse più interessante sulla saga Glass è quello che si chiama proprio Glass. Nel 1949 Buddy, Waker, Boo Boo, Franny e Zooey sono tutti riuniti sotto lo stesso tetto, nella casa di famiglia; chi per un motivo, chi per un altro. La madre Bessie sta cercando di divorziare da Les, che ha cacciato di casa, ma questi approffita della famiglia riunita per tornare dalla moglie con la scusa di avere una malattia terminale. Qui l'ironia salingeriana è al massimo", sorride.
"Per quanto riguarda i racconti non-Glass, invece, accenno solo a quello che vede protagonista Esmé, che avevamo lasciato bambina e ritroviamo adulta, mentre va all'ospedale ad abortire."
Si ferma per bere un bicchiere d'acqua.
"Ora veniamo ai romanzi. Quello per il quale sarete disposti a spendere di più è il sequel del Giovane Holden".
L'uditorio è percorso da un brivido.
"Ebbene sì", riprende l'agente, "c'è un seguito. Si intitola Tatcher and french fries. Holden è un anziano signore che vive nel New England, si è sposato più volte ma ora è solo, accudito dall'amorevole figlia. Il romanzo è concentrato tutto in una giornata, quella in cui Holden scopre che la figlia sta girando un documentario su di lui da presentare al Sundance. A proposito, è davvero spassosa la descrizione del festival - altro che phony, ne sentirete delle belle. Comunque, dicevo, la figlia vuole andare al Sundance con questo documentario sui vecchi che una volta erano persone fantastiche e invece da vecchie sono solo vecchi. La figlia è una psicologa famosa. E lui scopre i suoi piani e, be', non posso mica raccontarvi come finisce, no?"
Il tizio di Little, Brown & Co. ride nervoso.
"Gli altri due romanzi. Parliamo degli altri due romanzi. Allora, uno si chiama Here comes the sun, è lungo cinquecentosessanta pagine e più o meno è la storia del viaggio in India dei Beatles. L'io narrante è il guru Maharishi Mahesh Yogi. L'altro romanzo è molto particolare. Un uomo, uno scrittore, è in piena crisi creativa e deve preparare delle lezioni da tenere in una prestigiosa università, il che rappresenta un'occasione per riflettere su tutto il suo lavoro fatto finora. Mentre è in vacanza al mare, però, muore, ma un attimo prima di chiudere gli occhi per sempre si ricorda che in uno dei suoi libri il portagonista faceva la sua stessa fine: praticamente la sua morte lui l'aveva già scritta. Allora quest'attimo si dilata sempre di più e la vita dell'uomo e quella dei suoi personaggi si fondono e si mischiano e si perde totalmente il confine delle cose e, ecco, è un bel casino. E con questo casino chiudiamo il nostro incontro di oggi. Grazie di essere venuti. Speriamo di vedervi tutti al Madison Square Garden".
Prima di togliersi gli occhiali chiede: "Ci sono delle domande?"
Uno dei due emissari del maggiore gruppo editoriale italiano mi sussurra qualcosa all'orecchio e io traduco: "C'è una domanda per Matt Salinger. Ha mai pensato di scrivere qualcosa sulla sua esperienza come Capitan America?"

lunedì 4 gennaio 2010

La prima interessantissima querelle letteraria dell'anno

Suscita scalpore il progetto lanciato dal blog della casa editrice romana Minimum Fax, minima&moralia: creare una Lega delle piccole e medie case editrici che popolano la penisola, la Pli'n'Plì (da Più libri. Più liberi, la fiera della piccola e media editoria che si tiene ogni anno proprio a Roma). Secondo gli ideatori dovrebbe essere "un'occasione unica di autocoscienza, la creazione di una rete di scambi di idee e manodopera a basso costo - magari di stagisti". Dopo solo un'ora dalla pubblicazione del post in cui si parla della Pli'n'Plì, sono quindicimila gli editori che si dimostrano interessati: una piccola parte, che lascia però ben sperare.
Quando le case editrici che aderiscono toccano quota quarantamila (un terzo del totale) e a Minimum Fax si preparano a brindare, sorgono le prime complicazioni. Un anonimo traduttore di manuali di self-help denuncia che, sottoscrivendo il patto-Minimum (o, come viene presto ribattezzato, il MinCulPax), tutte le traduzioni dall'inglese e "da altre lingue da concordare con gli editori stranieri" sarebbero state affidate a Martina Testa. Da Ponte Milvio non arrivano smentite: in effetti, la clausola-Testa si ritrova in una minuscola nota a piè di pagina nel PDF dello statuto della Lega Pli'n'Plì scaricabile dal loro sito, nota leggibile solo quando Adobe Reader non fa le bizze. Con la scoperta di altre note simili a questa, non tardano ad arrivare altre polemiche.
Gianni Biondillo su Nazione Indiana scrive: "VOGLIO NOMI E COGNOMI! Voglio prove, documenti, fatti, non sottintesi, ammiccamenti, strizzatine d’occhio". Gilda Policastro, sullo stesso blog, ribatte: "Nomina sunt consequentia rerum". Dalle pagine del Primo Amore, Carla Benedetti commenta: "È una mania tutta italiana quella di fabbricarsi dei piccoli teoremi storico-epocali per magnificare ciò che si fa". Per Wu Ming I si tratta di: "Gente ancora convinta di trovarsi all’epicentro dei processi di legittimazione culturale, quando invece è ai margini estremi di una periferia dei discorsi e - soprattutto - delle pratiche. Tutto avviene già altrove". Vibrante la denuncia di Loredana Lipperini: "Un tantino desolante".
Mettendo insieme i pezzi viene fuori che il vero progetto di Minimum Fax è quello di asservire l'intero complesso della piccola e media editoria, allo scopo di pubblicare libri i cui titoli, letti uno di seguito all'altro, formino l'opera omnia di Raymond Carver. Per esempio, la casa editrice Nutrimenti sarebbe stata costretta a pubblicare un volume sulla politica italiana degli ultimi vent'anni dal titolo C'era questo cieco; Un amico di mia moglie sarebbe stato, per contratto, un libro di Giulio Perrone; per la collana "Haiku" di Empiria sarebbe uscito Che doveva arrivare per passare; La notte da noi sarebbe stato un romanzo ambientato nel mondo delle gang-bang edito da Las Vegas Edizioni.
Tocca a Luca Briasco risolvere la questione. Ospite di Fabio Fazio, l'editor Einaudi propone di sacrificare una ciocca della sua folta capigliatura pur di vedere ristabilito l'ordine tra i Piccoli Editori e i Medi Editori (nel frattempo scissi in queste due fazioni - i primi invocando la bancarotta per Minimum Fax, i secondi puntando alla bancarotta fraudolenta). Si arriva ad un accordo: portavoce delle case editrici (solo uno ciascuna, altrimenti non c'è spazio) si riuniscono allo Stadio Olimpico di Roma. Al centro del campo, un paio di forbici posate su un'ara e Luca Briasco con una mantellina rosa da coiffeur. Le lame, ora brandite dalla parrucchiera Cinzia, scintillano ai flash dei reporter di Nuovi Argomenti e TuttoLibri, quando un dirigibile targato ilmiolibro.it oscura il cielo sopra lo stadio gremito. Dal dirigibile iniziano a cadere degli oggetti. Sembrano fogli di carta, da lontano - ma no, sembrano libri, agende, lettori dvd, iPhone.
Sbagliato: sono e-book reader.

martedì 15 dicembre 2009

Clima d’Odio™

Ieri sera ero a cena da mia nonna quando è iniziato Porta a Porta. Lei stava vedendo i Pacchi, poi c'è stata la pubblicità, poi è partito Via col vento. Sullo schermo gigante alle spalle del conduttore c'era la faccia insanguinata del Presidente e la scritta rossa, grande: PERCHE'?
Il tono era quello delle grandi tragedie nazionali e mondiali. Lo stesso delle trasmissioni post 9/11. Come sottofondo di ogni servizio c'era la musica che usano quando parlano di bambini morti: le note più basse del piano o i violini struggenti. Per darvi un'idea della gravità della situazione basta dire che non c'era Alba Parietti, né una qualsiasi starlette [almeno fino a quando ho visto io]. Il conduttore aveva in mano il souvenir-arma del delitto. Diceva che si può comprare per sette euro. Chiedeva al dottore del Presidente quale parte del souvenir poteva fargli più male [e a quel punto poteva anche chiedergli se il Colosseo così rotondo non gli avrebbe causato meno danni, ma non l'ha fatto]. Diceva: Poteva anche morire [e a quel punto mi aspettavo che dalla porta entrasse un Bondi stravolto dal pianto urlando: Poteva essere morto!, come Sofia Loren alla fine della Ciociara che grida: E'mmòrto!]. Diceva: Siamo qui per capire perché. Mia nonna ha risposto: Forse perché aveva toccato il culo alla ragazza.
Mia nonna ha un paio d'anni in meno del Presidente.

Poi ho pensato a Se una notte d'inverno un viaggiatore. Ho pensato a questo:
Lotaria m'ha portato alcuni romanzi trascritti elettronicamente sotto forma d'elenchi di vocaboli in ordine di frequenza. - In un romanzo tra le cinquantamila e le centomila parole, - m'ha detto, - le consiglio d'osservare subito i vocaboli che tornano una ventina di volte. Guardi qui. Parole che compaiono diciannove volte:
cinturone, comandante, denti, fai, han, insieme, ragno, risponde, sangue, sentinella, spari, subito, t', tua, visto, vita...
- Parole che compaiono diciotto volte:
basta, bello, berretto, finché, francese, mangiare, morto, nuovo, passa, patate, punto, quei, ragazzi, sera, vado, viene...
- Non ha già un'idea chiara di cosa si tratta? - dice Lotaria. - Non c'è dubbio che è un romanzo di guerra, tutto azione, dalla scrittura secca, con una certa carica di violenza. Una narrazione tutta in superficie, si direbbe; ma per sincerarcene è sempre bene fare qualche sondaggio nella lista delle parole che ricorrono una volta sola, e non per questo sono meno importanti. Questa sequenza, per esempio:
sottana, sotterralo, sotterranei, sotterraneo, sotterrarla, sotterrato, sottili, sottobosco, sottomano, sottoproletari, sottoscala, sottoterra, sottovesti...
- No, non è un libro tutto in superficie come sembrava. Ci dev'essere qualcosa di nascosto; su questa traccia potrò indirizzare le mie ricerche.
Ho pensato: E se si facesse la stessa cosa con la politica. Prendere le parole degli onorevoli, degli editorialisti, dei conduttori di Porta a Porta, di Marisa Laurito che l'altra settimana era su Raidue a parlare dei processi del Presidente, prendere tutte queste parole - anche solo quelle di quest'anno - e contarle, e vedere quali sono le più ricorrenti [inserisci esempio] e quelle che ricorrono solo una volta [inserisci esempio], e poi chiedersi: Di cosa si tratta?

domenica 13 dicembre 2009

Su ibs c'è lo sconto

A dicembre le librerie sono affollate come qualunque negozio di mutande e calzini in qualunque mese dell'anno.
Il libro del resto è sempre un buon regalo, perché non costa molto, dura per sempre, si può riciclare senza sforzo, e sì, be', costa poco. Meno di un paio di mutande.
Diamo un'occhiata ad alcune delle proposte delle maggiori case editrici.


Gianfranco Fini, Che cazzo ci vuoi fare, Rizzoli (16 euro)
Il presidente della Camera che fa impazzire i moderati d'Italia pubblica un nuovo saggio in cui si rivolge ancora ai giovani. I temi, trattati in uno stile semplice e diretto, sono quelli che più lo interessano: dalla questione del voto agli immigrati alla faccia da fare quando il tuo capo dice una stronzata e tu devi metterci una pezza. Scrive Fini: "E' come quando alle medie c'era il tuo compagno di banco che scorreggiava e tu dicevi alla professoressa che sì, c'era un odore strano, che bisognava aprire le finestre, ma che bisognava soprattutto rimboccarsi le maniche e andare avanti con il programma. Poi davi di gomito al tuo compagno di banco che diceva che alla professoressa, però, una bottarella..."


Fabio Volo, Vi sputo in faccia, Mondadori (18 euro)
L'ex panettiere bresciano più famoso d'Italia torna nelle librerie con il romanzo che è piaciuto un sacco a Paolo Di Stefano del Corriere. Questa la trama: un giovane panettiere di Brescia tenta la fortuna nel mondo dello spettacolo, ci riesce, guadagna dei soldi ma sempre rimane attaccato ai vecchi valori sani di una volta che gli ha trasmesso il padre; scrive un libro che diventa un best-seller, ne scrive un altro, poi un altro ancora, finché non viene acclamato come grande scrittore. Il ragazzo si chiama Paulo Coelho. Tratto dal romanzo: "Trascorrevo molto tempo in biblioteca, ma non a leggere. Me ne stavo lì seduto, quasi immobile. Succedeva che la bibliotecaria mi dicesse: - Scusa, Paulo, ma che cazzo fai? -. - Ascolto il silenzio -, rispondevo. - Ah, sì? E dimmi, Paulo, il pane chi è che lo fa? -. - La vita -."


Wu Ming, Io mi chiamo Wu Ming, Einaudi Stile Libero (13 euro)
Lo scrittore mascherato che ammalia e scompiglia i caffè letterari d'Italia propone ai suoi attenti lettori un'interessantissimo e stimolante saggio. L'obiettivo è quello di dare un nome a tutte le correnti letterarie italiane, proponendo, oltre ai nomi, anche nuove prospettive e oblique interpretazioni. Ma soprattutto nomi. Leggiamo: "Quello che fanno Guinizzelli, Cavalcanti, Cino e il primo Dante, insieme ad altri, è una commistione di liquidità e solidità, un'obliquità e una ubiquità, che si realizzano nell'immagine ucronica della donna/domina. Io questo lo chiamo Ultimate Mindjob Ever."



AA. VV., Mamma, di là c'è Babbo Natale che manda quegli sms zozzi, Rizzoli 24/7 (15 euro)
Divertente raccolta di racconti per la collana più dinamica d'Italia. Quindici storie per un Natale diverso, alternativo, comico o tragico, spassoso o triste, allegro o depresso. Scanzonato. I racconti di Paolo Villaggio, Niccolò Ammaniti, Isabella Santacroce, Paolo Giordano, Vladimir Luxuria, Joe R. Lansdale, Giorgio Faletti, Giulio Leoni, Morgan, Cristina Comencini, Hector Luis Belial, Pulsatilla, Franco Battiato, Simona Vinci e in esclusiva un inedito di David Foster Wallace daranno una scossa al solito cenone di Natale e faranno balzare sulla sedia vostra zia che si è appena rifatta l'anca.