lunedì 15 marzo 2010

Intervista esclusiva a Davide Maestro

Non posso negare di essere in ansia per l'incontro con Davide Maestro. Sono la prima ad intervistarlo faccia a faccia, da quando ha deciso di rinunciare ai messaggi in codice nascosti tra le pagine dei quotidiani cui affidava le risposte alle domande che dovevano essergli recapitate tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.
La sua agente mi ha spiegato che la rinuncia è avvenuta dopo la discussione con Paolo Di Stefano e il Corriere della Sera. Sembra infatti che Di Stefano avesse interpretato come messaggio di Maestro le prime lettere di ogni riga di un articolo sull'Isola dei Famosi, mentre la risposta dello scrittore era da leggersi collegando le prime lettere di ogni riga di un articolo sull'alopecia. "La cosa assurda", mi ha detto l'agente, "è che quello che veniva fuori in entrambi i casi era identico."



L'appuntamento è a un bar nel centro di Roma. Quando entro lo trovo ad aspettarmi seduto a un tavolo nell'angolo più buio del locale. Indossa una sciarpa di lana grossa blu e verde, una giacca sportiva, un paio di sandali e i pantaloni rossi di una tuta. Ci salutiamo e mi chiede se voglio bere qualcosa. "Io ho già qui il mio vermouth", dice. "Ho appena fatto colazione", rispondo.
Non si trovano in giro molte foto di Maestro. Sulla quarta di copertina dei suoi due libri appare con gli occhiali, il naso e i baffi finti à la Groucho Marx. Su internet sono disponibili solo primi piani sfocati e foto di gruppo in cui lo scrittore fa capolino dalle retrovie. Ora che ce l'ho davanti, però, sono costretta a dare ragione a chi parla del suo fascino come qualcosa di irresistibile.
Devo stare attenta a non fargli l'occhiolino.
Devo anche stare attenta a non fargli domande che non riguardino il suo ultimo romanzo. "Se gli chiedi quello che ha mangiato ieri sera", mi ha detto la sua agente, "si alza e se ne va. Magari ti pesta un piede". Quindi, non solo niente domande sulla sua presunta partecipazione alla stesura della sceneggiatura dei film di Giovanni Veronesi, ma devo anche tacere sul suo progetto di rivista letteraria, il cui primo numero dovrebbe uscire nel giro di pochi mesi.
Il tutto è ancora avvolto nel mistero. Quello che è trapelato finora è che la rivista dovrebbe uscire da una medio-piccola ma dinamica casa editrice romana e dovrebbe chiamarsi Corona. Sottotitolo: Quadrimestrale di letteratura, vita e cazzi vari [la parola sottotitolo è nel sottotitolo]. Tra i nomi dei possibili redattori che sono emersi nel dibattito accesosi a riguardo nei principali lit-blog che affollano la Rete, spiccano quelli di Tommaso Pincio, Susanna Tamaro, Loredana Lipperini e Franz Krauspenhaar. Ma ovviamente non sono mancati quelli che, più o meno malignamente, hanno ipotizzato che l'intera rivista potrebbe essere redatta esclusivamente da Maestro, che si nasconderebbe dietro vari pseudonimi.

Gli chiedo se dopo questa intervista ha intenzione di concederne altre. "Prima vediamo come va questa", risponde. Poi ordina altro vermouth.
Al centro del suo ultimo romanzo, Le tartarughe lo fanno meglio (Minimum fax, 21 euro), c'è un giovane intellettuale che vive nella Capitale e combatte contro il proprio gemello cattivo, il quale tenta - quasi in ognuna delle 460 pagine - di impedire al protagonista di scrivere un romanzo erotico sulle tartarughe marine. Gli chiedo quanto ci sia, in tutto questo, di autobiografico.
Maestro, il protagonista del suo romanzo e, ovviamente, il suo gemello hanno tutti ventisette anni e non sono estranei agli ambienti dell'intellighenzia capitolina. Lo scrittore si è laureato in linguistica con una tesi sul linguaggio degli addestratori di animali marini. Il suo romanzo d'esordio (Te l'ho detto cento volte: mi chiamo Maestro Davide, Ponte alle Grazie) è stato salutato dalla critica come un piccolo gioiello, capace addirittura, secondo alcuni, di "inaugurare un nuovo genere letterario: la narrativa post-intelligente".
"Non potremmo essere più diversi", spiega Maestro. "DM, il protagonista del libro, capisco che a un occhio inesperto e superficiale possa sembrare simile a me, ma chi mi conosce bene sa che lui si caccia in situazioni e dice cose che con me non hanno e non avrebbero mai nulla a che fare. Per esempio, quando nel secondo capitolo si fionda in un ristorante di Fiumicino e inizia a gettare a terra tutti i piatti di pesce e poi entra in cucina e butta il cappello del cuoco nella friggitrice della paranza", ride, "ecco, quello non lo farei mai. Anzi, non sono nemmeno mai stato oltre l'aeroporto, a Fiumicino".
Si ferma per scolarsi il vermouth e riprende. "E' la stessa cosa successa col primo libro. Come se dato che c'era il mio nome nel titolo tutto quello che veniva dopo dovesse per forza essere vero. Io non ho mai ammazzato nessuno. Non l'ho fatto. Né ho intenzione di farlo. No. Niente omicidi. Niente di niente. Amen."
A questo punto ordino da bere anch'io. Approfittando dell'imbarazzante silenzio che si è creato, gli chiedo se non si sentisse sotto pressione mentre lavorava a questo secondo libro, dato l'entusiasmo con cui era stato accolto il primo.
"Be'",  dice, "la pressione c'era. Eccome, se c'era. Si aspettavano tutti qualcosa che fosse più che all'altezza dell'esordio. C'è stato un periodo in cui ricevevo anche dieci mail al giorno da Ponte Milvio. Per fortuna i due mesi che ho passatto allo Zoomarine per le ricerche sul campo mi hanno aiutato a stare coi piedi per terra. E poi finalmente il libro è uscito. E sembra che stia andando bene, no?"

Davide Maestro, in pochi anni e con due soli romanzi pubblicati, si è imposto come figura centrale nel panorama letterario italiano. Molti si sono interrogati sul fenomeno. Secondo Wu Ming 1, lo scrittore romano sarebbe una "Liala della letteratura 2.0". Resta il fatto che i fan più accaniti di Maestro non esitano a paragonarlo a Salinger e a Brizzi, e ovviamente non hanno tardato a creare gruppi su Facebook che inneggiano a lui e ai personaggi dei suoi libri. A chi li accusa di essere uguali ai fan di Moccia, loro rispondono che, a differenza di Moccia, "Maestro fa letteratura".
Gli chiedo se si rende conto di essere diventato un culto che sta ormai varcando i confini dell'underground. Sorride e mi risponde che si sente come il vincitore di un talent show della tv. Guardandomi dritta negli occhi aggiunge: "Ho anche la mia Mara Maionchi".
Sorrido e gli faccio l'occhiolino.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Eheheh. Il bello è che ho cominciato a farmi delle domande sulla vera esistenza di Davide Maestro solo dopo aver letto "Le tartarughe lo fanno meglio (Minimum fax, 21 euro)". E praticamente solo per il prezzo. Che volpone...


francescocolla

dave ha detto...

sei una cifra meta, eh? :D

ludmilla ha detto...

si fa per ridere

dave ha detto...

no ma il mio era un complimento. forse la mia è una visione parziale (anzi, sicuramente), ma la cosa che apprezzo di più di questo e altri post apparsi qui, relativi al mondo della cultura e dell'editoria italiana, è il loro essere in bilico tra verosimiglianza e parodia. così facendo, mi pare, mostrano chiaramente quanto sia la realtà stessa ad essere ormai inconfondibile dalla parodia.

ludmilla ha detto...

"si fa per ridere" non era una specie di difesa. era più o meno per dire la stessa cosa del tuo ultimo commento. solo senza farla sembrare un auto-complimento [meta].
la realtà stessa *è* una parodia. il brutto è che ormai è quasi impossibile ricordarsi di che cosa è la parodia.

f. ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
federico ha detto...

è come dite in questi ultimi 3 commenti. io avrei avuto voglia di dare seguito al delirio, introducendo un dibattito e una polemica con un autore rivale, e le incomprensioni di certa critica... ma sono stato anticipato dalla meta-rivelazione... mannaggia :D